“Fasin di bessoi”. Tutti lo sussurrano, qualcuno lo dice ad alta voce. “Facciamo da soli, facciamo noi”. Lo abbiamo letto sui social poche ore dopo l’alluvione. Lo abbiamo letto durante quella notte tra il 29 e il 30 ottobre, la più lunga che la Carnia e la Valcellina abbiano vissuto negli ultimi 30 anni, quando il buio ha nascosto, per alcune ore, la portata dell’evento. C’era solo il vento, forte contro finestre e porte, a lasciare immaginare cosa ci fosse fuori.
“Fasin di bessoi”, facciamo noi e facciamo subito. E così è andata. L’amore, la caparbietà, la forza di volontà: sono state queste le stelle polari che hanno guidato le persone colpite dall’alluvione. I ragazzi hanno aiutato gli anziani e li hanno soccorsi, le aziende hanno messo a disposizione i mezzi per spalare via il fango e l’acqua. Tutti, a Ravascletto, hanno guardato sotto la flebile luce di una torcia a pile la frana che minacciava le case. A Latisana la piena del Tagliamento ha spaventato come nel ’66. Gli albergatori di Paluzza e Forni Avoltri l’hanno definita “una vera catastrofe”.