GUIDA SEMPLICE
ALLA BREXIT

Tutto quello che c'è da sapere sull'uscita del Regno Unito dall'Europa
di Antonello Guerrera

BREXIT

Le tappe

Il referendum

23 giugno 2016

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Parte il conto alla rovescia

29 marzo 2017

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Verso il divorzio

29 marzo 2019

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I negoziati

Metà novembre o dicembre

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A caccia della supermaggioranza

13-14 dicembre

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Il voto incerto

dicembre 2018-inizio gennaio 2019

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Tocca ai legislatori britannici

Gennaio-febbraio 2019

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Una gamba fuori dall’Europa

30 marzo 2019

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La transizione

30 marzo 2019-31 dicembre 2020

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Ciao Europa

1 gennaio 2021

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I protagonisti

THERESA MAY

THERESA MAY

BORIS JOHNSON

BORIS JOHNSON

JEREMY CORBYN

JEREMY CORBYN

ARLENE FOSTER

ARLENE FOSTER

MICHEL BARNIER

MICHEL BARNIER

Il glossario

QUESTIONE IRLANDESE

BACKSTOP

CHEQUERS

BREXITERS

SOFT BREXIT

HARD BREXIT

NO DEAL

UNIONE DOGANALE

Impatto economico

Al di là della questione irlandese, l’altro grande tema delle negoziazioni (che si intreccia con quello delle due Irlande) è quello relativo ai futuri accordi commerciali tra il Regno Unito fuori dall’Ue e l’Unione Europea stessa. Questi oggi sono regolati dalle regole del Mercato unico europeo e dall’Unione doganale, sistemi commerciali e economici esclusivi, nonché basati su regole condivise.

MERCATO UNICO EUROPEO

UNIONE DOGANALE EUROPEA

E QUINDI IL REGNO UNITO COSA FARÀ ADESSO A LIVELLO COMMERCIALE?

IL MODELLO CANADA PLUS

IL MODELLO NORVEGESE

E SE INVECE CI FOSSE IL NO DEAL?

Conseguenze economiche

È l’argomento più indecifrabile perché legato a un numero molto elevato di variabili ed incognite. Il Regno Unito, dovesse trovare un accordo di divorzio con l’Europa entro il 29 marzo, avrebbe poi oltre un anno e mezzo per trovare anche una nuova piattaforma commerciale con l’Unione europea, in base a vari modelli economici.

LE CONSEGUENZE DEL NO DEAL PER IL REGNO UNITO

Lo scenario più catastrofico, tuttavia, è considerato da tutti quello del NO DEAL, cioè qualora non ci fosse alcun accordo tra Uk e Ue entro il 29 marzo 2019. Per vari motivi:

  • In questo caso, dal 30 marzo 2019, cesserebbero di esistere improvvisamente tutti gli accordi commerciali tra Uk e Ue e si imporrebbe in automatico il sistema tariffario del Wto. Queste inedite barriere commerciali e i conseguenti dazi (in media del 4%) provocheranno perdite soprattutto per Londra: si stima un danno per il Pil britannico che va dal 2 per cento all’otto per cento complessivo nei prossimi 15 anni.
  • Particolarmente colpite saranno le esportazioni e le importazioni di beni alimentari.
  • Il confine Irlanda-Irlanda del Nord diventerebbe immediatamente “hard”, duro, con possibili gravi conseguenze per la pace nella regione.
  • Società di servizi, banche e grandi industrie (per esempio auto) potrebbero decidere di abbandonare il Regno Unito
  • In teoria, a causa delle autorizzazioni di volo scadute, potrebbero rimanere a terra molti aerei passeggeri e cargo
  • La sterlina potrebbe deprezzarsi rapidamente, togliendo quindi potere d’acquisto ai cittadini (ma le esportazioni sarebbero favorite)
  • Il Regno Unito smetterebbe di pagare immediatamente il suo contributo annuale all’Ue e la “tassa di divorzio” dall’Europa pari a 40 miliardi

LE CONSEGUENZE DEL NO DEAL PER L’EUROPA

  • L’impatto economico sul commercio dovrebbe essere secondo il think tank “UK in a Changing Europe” quattro volte inferiore a quello che subirebbe il Regno Unito: l’interscambio commerciale dei Paesi Ue con Londra rappresenta l’1-2% dei singoli Pil.
  • Il Paese più colpito sarebbe l’Irlanda, in quanto le sue esportazioni vanno principalmente nel Regno Unito e altri approvvigionamenti arrivano direttamente dall’Irlanda del Nord. Il 10% del Pil di Dublino è a rischio.
  • La Germania sarebbe uno dei Paesi più colpiti, in quanto principale esportatore europeo per Londra, in alcuni settori l’export verso il Regno Unito rappresenta il 30%. Pil a rischio: 5%. Anche i Paesi Bassi ne soffrirebbero (a causa dell’interscambio di servizi)
  • Se la sterlina crolla, il potere di acquisto dei britannici si ridurrà e dunque anche le loro vacanze in Spagna, Grecia e Italia
  • I cittadini comunitari diventerebbero automaticamente extracomunitari aprendo uno scenario molto complicato per la loro permanenza automatica (lo stesso per i britannici in Europa senza un altro passaporto comunitario).

E PER L’ITALIA

  • La Gran Bretagna è il quarto nostro mercato di sbocco dell’export, per un valore superiore ai 22 milIardi di euro all’anno (il 5% del totale dell'export italiano).
  • Settori export più colpiti da No deal: automobilistico, agroalimentare, moda, abbigliamento
  • Secondo un report di Prometeia e Ice, con un no deal l'export italiano si ridurrebbe di 4,1 miliardi sui 22,5 miliardi attuali (pari a 1% complessivo delle esportazioni)
  • Il Pil italiano esposto a un no deal della Brexit è compreso tra lo 0,5 e l’0,8% complessivo.
  • Per i cittadini italiani residenti e lavoratori in Regno Unito si aprirebbe lo stesso scenario di quelli europei. In caso di accordo tra Uk e Ue, invece, il Regno Unito non ha ancora deciso come trattare gli italiani e gli altri europei residenti. Probabilmente avranno gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini non britannici, quindi nessuna preferenza.

A cura di Visual Lab