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Jungle Europa

Il podcast di #Eu4You

Un podcast per accompagnarvi verso le elezioni europee, cruciali per il destino dell'Unione. Un dialogo a due, corredato da dati e approfondimenti, per raccontare l’Europa attraverso le voci di giovani professionisti italiani che vivono e lavorano all’estero, dai freelance ai ricercatori universitari. Voci fresche per sciogliere la complessità di un progetto troppo spesso non conosciuto abbastanza.

Un podcast per accompagnarvi verso le elezioni europee, cruciali per il destino dell'Unione. Un dialogo a due, corredato da dati e approfondimenti, per raccontare l’Europa attraverso le voci di giovani professionisti italiani che vivono e lavorano all’estero, dai freelance ai ricercatori universitari. Voci fresche per sciogliere la complessità di un progetto troppo spesso non conosciuto abbastanza.

Episodio 1 - 4 aprile 2019

Lavoro: un’Europa a due velocità

Episodio 1 - 4 aprile 2019

Lavoro: un’Europa a due velocità

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Perché il mercato del lavoro in Europa è asimmetrico? Com'è la situazione dell'occupazione nel Vecchio Continente e come è messa l’Italia? Lo abbiamo ricostruito con un occhio agli obiettivi Ue per il 2020, alla piaga della disoccupazione giovanile, al gap storico tra Nord e Sud del Vecchio Continente e sul perché costituisca sempre più una minaccia per la tenuta stessa del progetto europeo. Dati, mappe, statistiche e link di approfondimento per orientarsi su uno dei temi fondamentali delle prossime elezioni europee.

Dopo gli anni burrascosi della crisi, che avevano visto lievitare il tasso di disoccupazione in tutta l’Unione, le stime di gennaio 2019 di Eurostat riportano un po’ di sereno. In tutta Europa la disoccupazione ha fatto segnare una decisa flessione, attestandosi sul 7,8% per quanto riguarda l’area euro e sul 6,5% per quello che invece riguarda l’area dell’Europa a 28.

Ci troviamo, in entrambi i casi, ai dati più bassi dal 2004. Scendendo però nel dettaglio delle singole nazioni, il quadro è ben meno roseo. A esempi particolarmente virtuosi come Germania o Olanda, che fanno registrare rispettivamente tassi minimi di disoccupazione del 3,2% e 3,6%, si contrappone un sud Europa che soffre e che sembra non aver mai attraversato realmente gli anni della crisi da un punto di vista occupazionale. La Grecia rimane infatti il fanalino di coda UE con un tasso di disoccupazione record di ben 18,5% seguito dalla Spagna 14,1% e dal nostro Paese dove, a scanso di riforme frequenti del mercato del lavoro, la percentuale rimane a un preoccupante 10,5%. Ma la piaga della disoccupazione interessa anche la Francia, scossa dai moti dei gilet gialli, anche oltralpe il tasso si attesta all’8,8% un punto di più dell’area UE e più di due punti rispetto a quello dell’Europa a 28.

Secondo gli obiettivi 2020 che la Commissione Europea si è data, l’obiettivo per l’intera area Ue è arrivare a un tasso del 75% di piena occupazione per la popolazione lavorativamente attiva compresa tra i 20 e i 64 anni. Nel 2017 l’area Ue si attestava sul 72,2%, mentre la media italiana era del 62,3%, molto distante dal target nazionale 2020 fissato al 67%. E le cose vanno anche peggio se si guarda alla disoccupazione giovanile: la media italiana è del 32,6% contro una media UE del 15,2%. Dinamiche che separano l’Italia dal resto d’Europa e che potrebbero influire sulle prossime elezioni.

I CONSIGLI DI LETTURA

The EU might well reach its employment rate target for 2020, European DataJournalism Network, 04.03.2019

The polarisation of jobs is a question of policy, European DataJournalism Network, 11.02.2019

Precarious employment on the rise in Europe, European DataJournalism Network, 17.12.2019

Labour mobility in the European Union: a brief history, National Institute of Economic and Social Research, 2015

European Employment and Labour Market Policy, Open Mind

How far away is a Single European Labour Market?, IZA, 2014

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Episodio 2 - 11 aprile 2019

Ricerca: un asset indispensabile per la crescita

Episodio 2 - 11 aprile 2019

Ricerca: un asset indispensabile per la crescita

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L'obiettivo è il 3% del PIL speso entro il 2020 per la ricerca, vi sembra poco? In realtà molti in Europa, Italia in primis, sono molto indietro. Ecco quali sono gli stati che in Europa spendono di più per ricerca e innovazione ed ecco perché è un requisito indispensabile per la crescita economica. Dati, mappe, statistiche e link di approfondimento per orientarsi su uno dei temi fondamentali delle prossime elezioni europee.

Un miliardo di investimenti in ricerca e sviluppo farebbe crescere il PIL più del reddito di cittadinanza avvertiva l’Istat a novembre dello scorso anno. Un’affermazione fatta non a caso, la ricerca è da sempre un nervo scoperto del nostro Paese e il problema caratterizza da sempre il deficit di sviluppo italiano. L’obiettivo della Commissione europea per il 2020 è di arrivare a investimenti in ricerca e sviluppi pari al 3% del PIL. Una media dalla quale siamo, al momento assai lontani. L’Italia spende infatti appena l’1,35% del suo prodotto interno lordo nella ricerca, una percentuale che ci pone assai lontani da Paesi come Svezia, Austria, Danimarca o Germania, tutti sopra al 3%. L’asticella per gli obiettivi 2020 è fissata per l’Italia a 1,53% del PIL, un target che ci separa decisamente dal resto del Continente.

E per quanto riguarda l’istruzione le cose non vanno per nulla meglio. Il nostro Paese ha speso infatti appena il 3,8% del PIL nel 2017 in educazione, quasi un punto al di sotto della media UE fissata al 4,6%. Una percentuale distante, anche in questo caso anni luce da quella svedese con un investimento del 6,8% del PIL, danese o belga (rispettivamente 6,5 e 6,3% del PIL). Ma il nostro Paese in questo settore riesce addirittura a fare peggio della Grecia e della Spagna, ponendosi fra gli ultimi dell’Unione. Nonostante tutti i governi che si sono avvicendati hanno tenuto a specificare come l’educazione sia un asset irrinunciabile per lo sviluppo e per la cittadinanza, l’Italia resta ancora il fanalino di coda d’Europa.

I CONSIGLI DI LETTURA

Vienna ranked as most liveable city in the world, BBC, 2018

Ricerca e sviluppo, quali sono le 5 regioni più competitive d’Europa, Wired, 2018

Ricerca, l’Italia dodicesima in Europa. Calano i fondi, ma aumentano pubblicazioni e brevetti, Repubblica, 2018

Politica in materia di ricerca e sviluppo tecnologico, Parlamento europeo

Visualising how much countries spend on R&D, Visual Capitalist, 2018

Infrastrutture per uno sviluppo sostenibile: la strategia della Banca Europea degli Investimenti, ISPI, 2018

A majority of Europe's voters do not consider migration to be the most important issue, according to major new poll, ECFR, 2019

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Episodio 3 - 18 aprile 2019

Povertà: quasi un europeo su 4 è a rischio

Episodio 3 - 18 aprile 2019

Povertà: quasi un europeo su 4 è a rischio

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È il più proibitivo tra gli obiettivi che la Commissione si è data per il 2020 e rappresenta un allarme per tutta la UE. Entro il prossimo anno i poveri in Europa dovevano calare di 20 milioni di unità, ma nel 2017 quasi 113 milioni di europei era a rischio povertà. Ecco quali sono gli stati e le categorie sociali più in difficoltà e perché è urgente cambiare il modello di sviluppo e di Welfare. Dati, mappe, statistiche e link di approfondimento per orientarsi su uno dei temi fondamentali delle prossime elezioni europee.

Quasi un europeo su 4 è in povertà o a rischio povertà ed esclusione sociale. I numeri impietosi sono di Eurostat e si riferiscono al 2017. I parametri considerati sono essenzialmente tre: scarso reddito (al netto di deduzioni o integrazioni di welfare), forte deprivazione materiale e l’essere parte di famiglie messe alla prova da disoccupazione e sotto-occupazione.

E la distanza tra gli obiettivi designati per il 2020 e la realtà, è forse il sintomo più evidente di quanto sia ormai urgente un'accelerazione o un cambio di strategia. Erano 112,9 milioni gli europei in povertà o a rischio povertà nel 2017, un numero enorme che, malgrado il calo registrato rispetto agli anni difficili della crisi (si era arrivati al 25%), mal si concilia con quella riduzione di ben 20 milioni di unità* che la Commissione si era prefissata per la fine del decennio.
(*) L’obiettivo è di 96,1 milioni di unità entro la fine del decennio

E le percentuali diventano addirittura vertiginose in paesi come Bulgaria (38,9%), Romania (35,7%) e Grecia (34,8%). Ma anche il nostro Paese, con un tasso di persone povere o a rischio povertà ed esclusione social del 28,9% è uno dei più critici dell’intera area UE. Analizzando le categorie più a rischio inoltre, risulta evidente che le misure di Welfare che hanno accompagnato il Continente per tutto il Secolo Breve, necessitano di aggiornamenti e risorse aggiuntive. Sono le donne, con una percentuale del 23,3% (confrontato al 21,6% degli uomini), il genere più esposto al rischio povertà.

Analogamente sono i più giovani con un tasso del 24,9% rispetto a quello del 18,2% degli ultra 65enni a essere in evidente disagio. E spesso nemmeno l’istruzione è un fattore di esclusione: nella Ue il 10,9% inoltre delle persone con in mano una laurea è ugualmente a rischio povertà, una percentuale che in Grecia sale addirittura al 19,7% e in Italia si attesta sul 14,5%.

E rimanendo in Italia le cose non sono messe benissimo. Secondo l’Istat il numero di poveri assoluti nel 2017 era di ben 5 milioni e 58mila individui, più di un milione e mezzo di famiglie. Una media che rappresenta l’8,4% della popolazione complessiva, in aumento sostanziale rispetto all’anno precedente e la cifra più alta dal 2005. E per quanto riguarda la cosiddetta povertà relativa, le cose non vanno meglio. Per l’Istat nel 2017 ha riguardato ben 9 milioni e 368mila individi, passando così dal 14,0% del 2016 al 15,6%. Dati che sono stati al centro del dibattito politico di questo ultimo anno e che, ci possiamo scommettere, saranno fondamentali anche nella prossima tornata elettorale europea.

I CONSIGLI DI LETTURA

People at risk of poverty or social exclusion, Eurostat

International Day for the Eradication of Poverty, Eurostat

Poverty in the EU, euronews

The rise of poverty among EU workers since the financial crisis, Financial Times

Travailleurs pauvres en Europe : des chiffres alarmants, La Tribune

5 milioni di poveri assoluti. Ocse: in Italia la scuola non è più ascensore sociale, rainews

La povertà in Italia, Istat

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