Scopri
la Sardegna

Sardegna, racconto dall'isola ostaggio di trasporti e pandemia

Muoversi dalla Sardegna o verso l'isola è oggi, dopo la pandemia, ancora più difficile e costoso. Dalla crisi del trasporto aereo e marittimo al blocco delle attività economiche, fino alle accuse di mancato rispetto del diritto costituzionale sulla libera mobilità: la drammatica fotografia del comparto turistico

di Carlo Ciavoni e Chiara Nardinocchi

La storia dei trasporti da e per la Sardegna racconta una condizione di disuguaglianza, un’anomalia atavica, soprattutto di chi nell’isola vive, ma che riguarda anche tutti gli altri cittadini italiani, non solo quelli che vanno lì in vacanza, che pagano caro il costo di scelte politiche (nazionali e regionali) pensate e applicate esclusivamente secondo logiche di mercato. Ignorando da sempre i principi costituzionali della coesione e della continuità territoriale, della libera circolazione sul territorio nazionale. Ecco, dunque, dopo le costrizioni imposte dalla pandemia e la crisi economica che ne è scaturita, chi sono gli attori sulla scena di questa storia. Che chiameremo “La Maledizione dell’Insularità Sarda”.

Gli albergatori: “Noi in balia del calo dei turisti e dei trasporti”

“E’ l’incertezza che ci sta ammazzando – dice Paolo Manca, presidente della Federalbergatori della Sardegna – siamo fermi al 21 febbraio scorso: il tempo s’è fermato lì. In soli cinque giorni, da quella data, siamo arrivati a zero prenotazioni. Tutto cancellato. Le basti pensare – aggiunge – che rispetto all’anno scorso, quando tra maggio e giugno le strutture alberghiere dell’isola avevano già prenotazioni per il 65-70% della capacità ricettiva, oggi siamo al di sotto del 15%”.

I turisti che negli anni scorsi scelsero gli hotel sardi furono per il 51% stranieri e per il 49% italiani. Una proporzione – segnalano gli operatori turistici dell’isola – che quest’anno verrà sicuramente stravolta, non solo per le complicazioni legale alla pandemia, ma soprattutto, ancora una volta, per il sistema dei trasporti, da e per la Sardegna, ancora troppo selettivo.

"Cronaca di un aspirante turista tra navette fantasma e pochi Ncc"

Per chi dal continente vuole trascorrere le vacanze in Sardegna o per i sardi che vogliono andare a trascorrere le ferie – mettiamo - sulle Dolomiti, è ancora forte la sensazione di dover affrontare un’avventura. Di avere a che fare con una rete di trasporto ineluttabilmente diseguale, rispetto a quella che consente di muoversi nel resto del territorio nazionale. Soprattutto se - “per disgrazia” - si decida di raggiungere l’isola o il continente senza un mezzo privato. Lo sa bene chi da Roma prende un treno per Civitavecchia, illudendosi di poter arrivare facilmente all’imbarco delle navi per la Sardegna. Un bus dalla stazione di Civitavecchia al porto c’è, ma non è dato conoscere né orari, né il luogo dove poterlo prendere.

I taxi non si trovano facilmente davanti allo scalo ferroviario. Si trovano però su internet una serie di numeri fissi e cellulari, ai quali rispondono operatori NCC, che dalla stazione ferroviaria all’imbarco dei traghetti, per un tragitto di circa 6 chilometri, chiedono 10-15 euro. Se invece si riesce a prendere un bus delle linee del Comune di Civitavecchia si viene abbandonati a Largo della Pace, all’ingresso del porto, nei pressi di una fantomatica “navetta”, di cui molti ignorano, altri ne negano addirittura l’esistenza. “Navetta” che però serve solo i croceristi che si devono imbarcare sulle navi MSC, Costa o di altre compagnie, ormeggiate lungo banchine assai distanti dai traghetti Tirrenia-Moby. Ai non croceristi, una volta scesi dal bus del Comune di Civitavecchia, a piedi se la devono fare: bagagli in spalla, carrozzine, bambini in braccio e cani al guinzaglio, per almeno un paio di chilometri.

Stessa cosa per chi arriva ad Olbia, via nave o in aereo. Al porto, i bus ci sono, ma non sono mai sincronizzati con l’arrivo delle navi. Partono e arrivano come se quello fosse un normale capolinea. Di taxi neanche a parlarne: quelli solo in aeroporto si trovano e le tariffe per luoghi a Sud di Olbia, come Murta Maria, Porto San Paolo, San Teodoro, non sono certo alla portata di tutti. Meno che mai verso la Costa Smeralda.

Dice Paolo Rapone, titolare di una licenza NCC: “Il problema della penuria dei mezzi si risolverebbe dando altre licenze ncc. Il primo porto di Europa, il terzo nel mondo, per numero di passeggeri, dispone oggi di 10 taxi e 5 licenze NCC di cui, una lavora a Milano. Pensi che solo a Ladispoli di licenze ce ne sono 31. In tutto questo, un ruolo importante è giocato dalla lobby dei taxi – aggiunge Rapone – non solo, aggiunga anche che i bus comunali non possono entrare nel porto perché è territorio demaniale (un mistero, aggiungiamo noi) e per un astratto concetto di sicurezza, le persone devono scendere e cambiare mezzo. Un mezzo che però non c’è.

Continua a leggere

Le rotte da e per la Sardegna

La famiglia Onorato e l'isola

Il gruppo Tirrenia-Moby che aveva annunciato, prima della pandemia, 1.000 esuberi e la sospensione, dal 20 luglio prossimo, di ogni obbligo contrattuale con lo Stato italiano per garantire la continuità territoriale, è tornata in campo rinunciando ai licenziamenti, dopo la proroga fino a dicembre della convenzione, revocando anche la chiusura della sede storica di Tirrenia a Napoli. La convenzione Stato-Gruppo Onorato porta nelle casse della Compagnia 72 milioni di euro all’anno, in cambio della garanzia dei collegamenti, sempre e comunque, da e per la Sardegna. L’accordo prevede anche che le tariffe, sulle rotte in regime di continuità territoriale, possano essere ritoccate ogni 3 mesi, in base alle oscillazioni del costo del carburante che, per un traghetto Tirrenia-Moby, è di circa 8 tonnellate ogni ora.

Il Gruppo è gestito interamente dalla famiglia Onorato dal luglio del 2015. Il contratto di cessione della Tirrenia ci fu il 25 luglio 2011, in pieno governo Berlusconi-quater, e fu firmato dall’allora ministro dei Trasporti Altero Matteoli e da Ettore Morace, allora AD di Tirrenia. Onorato, dunque, ereditò la convenzione, rimasta fino al luglio di quest’anno e poi prorogata dal governo Conte bis, con la firma di Paola De Micheli, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

I collegamenti per cielo e per mare

Dal 3 giugno 2020 sono cominciati i voli della Continuità Territoriale dai due aeroporti di Alghero e Olbia per Roma e Milano Malpensa. Lo scalo di Linate, infatti, è chiuso. I collegamenti con il Nord della Sardegna si aggiungono ai servizi aerei in Continuità effettuati da e per l’aeroporto di Cagliari, rimasto sempre attivo durante il lock down.

Il piano operativo concordato con la Regione Sardegna prevede 6 voli al giorno (3 andate e 3 ritorni) sulla Cagliari-Roma Fiumicino e 4 voli al giorno (2 andate e 2 ritorni) sulle altre tratte della Continuità Territoriale. Su tutte le rotte è sempre assicurata la partenza dall’isola la mattina presto e il rientro in serata, per garantire viaggi in giornata per i residenti in Sardegna.

La Compagnia verificherà l’andamento delle prenotazioni per aggiungere, eventualmente, voli ulteriori nel caso si manifestasse una ripresa della domanda tale da giustificare un numero superiore di servizi giornalieri. Tutti i voli Alitalia vengono effettuati con capienza degli aerei contingentata, per rispettare le disposizioni di legge sul distanziamento minimo. La capienza necessaria perché il voli si effettui è dell’80%.

C’è stata e ci sarà una tariffa unica, per tutti i cittadini italiani, residenti in Sardegna o no, in regime di Continuità Territoriale, fino al 14 giugno e ci sarà poi dal 16 settembre al 24 ottobre. Dal 15 giugno al 15 settembre saranno invece disponibili due diversi schemi tariffari: uno per i residenti, l’altro per i non residenti nell’isola.

Porti senza piano regolatore e ferrovie dei primi del ‘900

Sulla scena entrano poi i porti, i dragaggi, le infrastrutture ferroviarie: gli storici conti aperti con Regine e Stato. La continuità territoriale e la coesione con il resto dell’Italia ha molto a che fare con tutto questo, che oggi è al centro di un dibattito sul principio costituzionale della mobilità. “Il disastro inenarrabile dei trasporti ferroviari è sotto gli occhi di tutti – dice Arnaldo Boeddu, segretario generale della Cgil Trasporti della Sardegna - con treni nuovissimi, già acquistati, ma che non si possono usare perché le infrastrutture non permettono velocità decenti, che rendano le percorrenze sui binari dell’isola quantomeno simili a quelle delle altre Regioni italiane. I collegamenti ferroviari in Sardegna sono identici a quelli dei primi del ‘900”.

Un luna park esclusivo aperto solo d'estate

Chissà se il clima di revisione di tutti gli assetti della vita sociale dopo la pandemia permetterà anche di rivedere le logiche ispirate al libero mercato che attualmente regolano i trasporti da e per le isole, dove – va ribadito – la Costituzione italiana è chiara nell’affermare i diritti di tutti gli italiani alla continuità e alla coesione territoriale. Ecco il parere del professor Massimo Deiana, docente di Diritto della Navigazione all’Università di Cagliari.

Paola dalla Sardegna: “La prima volta che ho calpestato un confine”

di Paola Rosa Adragna

Ecco il Lazio. Ed ecco l’Umbria. E poi ancora, un’ora più in là, l’Umbria finisce e iniziano le Marche. Confini tracciati su un terreno che si può attraversare. Ora sono da una parte. Ora dall’altra.

La prima volta è stata strana. Seduta sul lato passeggero guardavo quei cartelli blu che segnavano il passaggio tra due regioni. “Non ho mai calpestato un confine”, ho confessato con una voce a metà tra la meraviglia e la vergogna all’amica al volante.

Ho apprezzato il contegno con cui ha evitato di scoppiare a ridermi in faccia. Ma d’altronde quando nasci su un’isola il tuo unico confine è il mare. L’hai navigato, sorvolato, ma non ci hai mai messo sopra un piede - che resti asciutto, per intenderci. Sembra scontato per tutti gli altri, ma vi assicuro che per me non lo è stato.

Ho passato un’adolescenza intera a cercare di capire perché i miei cantanti preferiti non venissero a fare un concerto in Sardegna o, in alternativa, perché per me fosse così complicato andare a vederli a Roma o a Milano. Senza contare la beffa quando ho capito che nel resto del ‘continente’ bastava un regionale per spostarsi senza troppi pensieri. E senza troppi soldi. Certo non l’avrei potuto fare a 15 anni, quando un volo Cagliari-Roma con la continuità territoriale costava non meno di 120 euro andata e ritorno. La nave era più economica? Sì, ma potevi buttare 3 giorni per un paio d’ore di musica? Per arrivare a Civitavecchia ci vogliono 10 ore di navigazione in notturna. I conti sono presto fatti. Il mio primo concerto a Bologna l’ho visto a 21 anni. Siano santificate le low cost.

E lo siano ancora pure oggi che avendo cambiato residenza per lavoro non ho più il diritto di tornare a casa dai miei genitori a prezzi, si fa per dire, agevolati. Come se bastasse vivere altrove per cancellare qualsiasi legame col posto dove sei nato.

Sembra quasi che l’isola sia un luogo magico che non vuole farti scappare, ma se ci riesci chiude le sue porte e non ti vuole più. Peccato che la colpa non sia dell’isola.

Continua a leggere

“La Sardegna trattata come una vacca da mungere”

“La burocrazia europea – dice Andrea Frailis, deputato del PD, che ha presentato un’interpellanza al governo – non tiene conto del fatto che, ad esempio, un residente a Sassari non può avere la certezza di scambiare relazioni economiche, culturali, affettive, con un cittadino, mettiamo, di Viterbo. E viceversa. La Sardegna finora è stata trattata come una vacca da mungere. La Giunta Solinas è latitante e demagogicamente fa proposte solo informali all’Europa, che le giudica irricevibili”. Dunque, al momento la soluzione della proroga delle convenzioni per navi e aerei per garantire la Continuità Territoriale appare l’unica via d’uscita. Se ne sta occupando la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli. Non resta che aspettare il “Sì” della Commissione Europea

Ascolta William Zonca, segretario nazionale Uil Trasporti Sardegna (Durata 1:17)

Obiettivo tariffa unica: molti la vogliono, pochi la pretendono

Il punto di sintesi in sintonia con la Costituzione italiana - condiviso un po’ da tutti i sindacati del settore trasporti, sebbene sia un punto mai al centro di un negoziato con il governo - potrebbe essere il seguente: riscrivere il bando pubblico, rivolto alle compagnie aeree e di navigazione per garantire la continuità territoriale, che non tanga conto delle logiche di mercato, esattamente come per il resto del sistema dei trasporti pubblici nazionali. Bando sul quale deve essere scritto espressamente che i costi per garantire a tutti i cittadini italiani la libera circolazione sul territorio nazionale devono ricadere sulla fiscalità generale.

In altre parole: se – mettiamo - a chi va in auto da Roma a Venezia non viene chiesto in quale regione risiede e non deve pagare tariffe di più o di meno, a seconda se è veneto o residente nel Lazio, altrettanto deve accadere per chi va o viene dalla Sardegna. La tariffa unica, dunque, sembra essere la soluzione per uscire una volta per tutte da ambiguità, favori, e incertezze. Tariffa unica per tutti i cittadini italiani, stabilita secondo lo stesso criterio tariffario usato quando c’erano ancora le navi delle Ferrovie dello Stato a garantire i collegamenti con la Sardegna. Quando cioè si calcolavano le tariffe delle tratte marittime come se fossero percorse sui binari. Poi, ai vettori privati, che non accettano o non partecipano al bando, la massima libertà di concorrere. Che facciano il loro gioco.