Tre persone, tre strane figure percorrevano a piedi la strada verso Livorno. Non c'era nessuno oltre a loro. Due uomini, Eduard più grosso e Prospero più smilzo, precedevano la donna. Louise indossava una parrucca nera e vestiva, come i suoi compagni, di rosa. I loro nomi? Inventati. Erano i membri del gruppo “Le Roselline” che si era esibito in un locale notturno di Grosseto. La loro serata? Finita nel peggiore dei modi.

“Attenzione: pericolo grave di smarrirsi nella pineta. Attenzione: vipere”. Il grande cartello scritto in tre lingue (italiano, inglese, tedesco) sbarrava l’ingresso. Nessuno poteva oltrepassare la recinzione: era proibito il camping, era proibita una semplice passeggiata. “I trasgressori, oltre che di una grossa multa, sono passibili anche di arresto”, recitava perentorio l’avviso in ferro. Il posto perfetto per nascondersi, pensò Eduard, spingendo i suoi due soci a seguirlo oltre il buio degli alberi.

Diversi chilometri più a sud i flash delle macchine fotografiche illuminavano a giorno il piccolo ufficio del tenente Trusso.

Con voce squillante e scandendo bene ogni parola, come se leggesse un catalogo dei grandi magazzini, l’appuntato lesse i nomi dei tre fuggitivi.

“Alberto Caramaffa, di Palombara Sabina, di anni 28”. Eduard


“Vittorio Gandroni, di Roma, anni 25”. Prospero


“Ulla Dorn, di Amburgo, di anni 22”. Louise

“La ragazza viene da una buona famiglia tedesca. Spesso è stata in Italia con i suoi genitori. A 16 anni l’hanno cacciata via di casa e la ragazza è finita due anni in riformatorio, in Germania, dove ha tentato di uccidere una compagna che non voleva fuggire con lei. In Italia si è fatta un anno e mezzo di carcere per furto, spaccio, ubriachezza molesta e favoreggiamento della prostituzione”, spiegò ai giornalisti Trusso.

Tutti e tre sono fantasmi. Fino a oggi. Un informatore ci ha chiamato la scorsa notte. Non sappiamo chi ha chiamato. Non importa. Ha dato informazioni esatte.

“Se vi interessa prendere i due che fecero la spaccata due anni fa a Roma, andate subito alla ‘Giraffa’ di Grosseto, dove suonano con una donna. Si fanno chiamare ‘Le Roselline’ Sono venuti in Italia per una grossa spaccata, la donna ha procurato loro, in Germania, il ricettatore e tutti i documenti falsi”.

“Quando ci hanno visti arrivare al locale, hanno sparato. Hanno ferito gravemente uno del pubblico e ucciso un nostro appuntato. Delinquenti”, concluse Trusso.

"In che direzione state seguendo le ricerche?"
"Hanno abbandonato la macchina...
Tutte le vie sono già bloccate fin dalle quattro di ieri notte."
"Tenente, un'ultima domanda..."

“Questa gente è armata?”

Attraverso il fogliame vedevano i due e udivano qualche loro parola. Prospero sbottonò la camicia vicino alla vita e levò la rivoltella. Anche Eduard fece come lui.

Comparvero nella radura con le rivoltelle in pugno. "State seduti. Non tentate niente e non vi faremo niente"

"Prendigli il portafoglio" Louise si volse verso l'uomo massiccio, mise una mano in tasca ma nello stesso istante morì...

Una manata in piena gola, uno sbocco di sangue, si afflosciò da un lato...

Eduard sparò subito, il grosso... l'uomo, ma la ragazza scappò urlando verso il sottobosco. Un altro colpo di Prospero la fermò.

Poi prese il corpo di Louise, le strappò da sotto il vestito il lungo coltello, e la depose nel buio della pineta. Faccia in giù per non vedere il collo e la mascella sfracellate dalla mazzata del gigante.

“Per questo ti aiuto io. Buttiamolo in quel precipizio vegetale”, disse Eduard indicando il tedesco. Si era tolto lo smoking rosa e aveva rubato alcuni capi al gigante. Calzoncini kaki, piedi nudi e piccola cinepresa alla cintura.

“Adesso cambiati, cerca nelle sacche. Forse i calzoncini della ragazza ti andranno meglio. Hai il sedere stretto”. Toccò a Prospero assumere le sembianze di un tedesco. I loro capelli, però, troppo lunghi e neri, stonavano con l’abbigliamento.

“Dobbiamo raderci a zero, poi ce ne andiamo. Torneremo verso Grosseto. Lì cercano due uomini e una donna, non due uomini soltanto, due crucchi. Se qualcuno ci chiede i documenti, diciamo di averli dimenticati in albergo. Se insistono, spariamo”.

"Non avete letto i cartelli? I vostri documenti? Venite con me al comando!" non c'era altro da fare. Prospero sparò due colpi in piena faccia alla guardia. Il cane azzannò Eduard alla gola. Prospero non poteva fare più nulla... E lui, senza Eduard, non era nulla.

“Non sono un coniglio, però, voglio vivere”

Prospero tolse le scarpe al forestale morto e, calato il berretto da crucco, ritornò sulla strada.

“Eduard voleva andare a Grosseto. E se lui aveva pensato Grosseto voleva dire che Grosseto era giusto”

“Lei di dov’è?”, chiese la ragazza. “Di Amburgo. Ho voluto fare a piedi l’Italia centrale, da Siena a Roma. Poi naturalmente prendo il treno”. Finì la sigaretta. Lo stradone era caldo e solitario, non c’erano auto quando...

"Più paura fai e più probabilità hai di farcela". Eduard glielo diceva. Puntò diretto verso il blocco. Morì così, al volante dell'utilitaria, fulminato dalla raffica di mitra di un carabiniere, ma non era stato un coniglio.