#29 Leaks, uno scrigno finanziario per evasori e criminali nel cuore di Londra

Resi pubblici i documenti segreti di Formations House, società che ha offerto consulenza per creare 400mila imprese. Tra i clienti faccendieri, oligarchi, truffatori e mafiosi

di Lorenzo Bagnoli, Matteo Civillini e Gianluca Paolucci

Oltre 400 gigabyte per almeno un milione di documenti. L'enorme database proviene dagli archivi di Formations House, società con sede a Londra che crea imprese per conto terzi. Il leak è stato ottenuto da un gruppo di attivisti, Distributed Denial of Secrets (DdoS), che ha deciso di condividere le informazioni con il centro di giornalismo investigativo Occrp. Da lì è nato un consorzio di 20 giornali, di cui per l'Italia fanno parte La Stampa e il centro di giornalismo investigativo Irpi. #29Leak è il nome che in tutto il mondo indica le inchieste frutto di questa fuga di notizie.

Email, contratti, documenti riservati, telefonate. Dentro questa enorme mole di file ci sono i segreti che imprenditori dalle intenzioni più o meno legittime contavano di poter nascondere al civico 29 di Harley Street, nel cuore finanziario di Londra. Qui hanno sede in tutto oltre 400mila aziende, costituite nell'arco di 10 anni. Molte di queste sono del tutto legittime. Altre, invece, sono state costituite da criminali, evasori, truffatori, businessmen sotto sanzioni internazionali. Lo zelo dei dipendenti di Formations House era riservato più a sveltire le pratiche che a fare i controlli necessari sui profili dei clienti dell'azienda.

I leak più famosi di questi ultimi anni, Panama e Paradise Papers, hanno permesso ai giornalisti di indagare sul modo in cui finanza mondiale, personalità politiche e importanti gruppi industriali hanno sfruttato i paradisi fiscali per non pagare le tasse, impoverendo le casse pubbliche di mezzo mondo. I documenti di #29Leak svelano invece come chiunque, compresi criminali più o meno organici alla malavita organizzata, abbiano usato Londra come fosse un'isola caraibica per costruire il proprio scrigno all’interno dei confini della vecchia Europa: basta avere una connessione internet e scegliere bene a quale agente rivolgersi. Per esempio Formations House. David Clark, presidente del Fraud advisory Panel ha spiegato in un'intervista a Occrp che agenzie analoghe a Formations House hanno depositato solo 23 denunce lo scorso anno per profili sospetti. Sarebbero obbligate per legge a farlo ogni volta che viene loro presentata una richiesta sospetta.

Charlotte Pawar, imprenditrice a capo della società dal 2014, sostiene che i dati le siano stati rubati e accusa i giornalisti di essere corresponsabili del crimine nei suoi confronti. Non ha mai fornito alcuna prova del furto, però. La stessa ha anche dichiarato che, di aziende come Formations House, in Gran Bretagna ce ne sono a centinaia: «Non abbiamo controllo sulle azioni di aziende e direttori una volta che abbiamo fornito loro il servizio di formazione dell’azienda. Le aziende costituite da Formations House hanno passato un processo di due diligence», ha spiegato. Il Times di Londra, partner del consorzio, ha filmato con una telecamera nascosta Pawar mentre spiegava a una giornalista che si fingeva cliente come portare dei contanti in banche europee (tra cui «un paio in Italia, al confine con la Svizzera») per aggirare il divieto che vige in Gran Bretagna. Ha spiegato come Formations House potesse garantire la nascita di una società di diritto britannico in grado di operare in tutto il mondo nonostante l'operazione che voleva attuare la finta cliente fosse illegale in Gran Bretagna. Ha definito «intromissioni» le operazioni di controllo delle autorità inglesi. Atteggiamenti che rivelano quanto Formations House, come le altre società del settore, abbia contribuito a drogare il mercato delle imprese, creando una miriade di società di cui non si conosce scopo, assetto societario, provenienza del capitale, fonte degli introiti. Sono premesse che rendono possibili frodi e operazioni di riciclaggio.

Il fondatore della società, il patrigno di Pawar, Nadeem Khan, è stato indagato per concorso in attività di riciclaggio e non è stato possibile giudicarlo perché il processo è cominciato proprio poco dopo la sua morte, nel 2014. L’autorità antiriciclaggio inglese, nel 2016, ha avvisato l’azienda del rischio di infrangere le norme internazionali sulla provenienza illecita del denaro e i rischi che questo avrebbe comportato. Parole che non hanno avuto effetto.

Tra i clienti che hanno usufruito dei servigi d Formations House c'è l'ex presidente degli Hell's Angels svedesi, banda criminale ritenuta dall’Europol particolarmente pericolosa in 17 Paesi dell'Unione europea. Dagens Nyemer, giornale svedese parte del consorzio, ha svelato come Thomas Moller abbia usato l'indirizzo del quartier generale del gruppo per creare una sua società con Formations House. È stato sotto indagine per evasione fiscale nel suo Paese e quando le autorità hanno trovato i suoi beni, ormai i suoi conti erano pressoché vuoti, con i soldi mandati chissà dove. Forse proprio sfruttando la società veicolo costituita con Formations House.

In Australia, invece, Formations House ha aiutato un imprenditore russo del settore militare, Vladimir Skurikhin, a costruire un sistema di società offshore per ricevere pagamenti alle Seychelles. Magnate dell’aeronautica militare, Skurikhin nel 2010 si è aggiudicato un contratto nazionale per la fornitura di elicotteri impiegati poi nella guerra in Afghanistan. Il tutto evitando di legare il pagamento alla Russia, Paese fornitore del materiale bellico.

In Camerun, Formations House ha assistito un cliente di Hong Kong per creare quello che doveva diventare uno dei più grandi bacini di cannabis al mondo, destinato al mercato legale. Dietro quest’affare si cela Charlotte Pawar in persona, insieme a un altro gruppo di imprenditori. Il polmone di cannabis avrebbe dovuto prendere il posto di una foresta pluviale, destinata a diventare zona economica speciale, ma Pawar ha spiegato che dal 2016 «il progetto attende nuovi investimenti». Intanto, però, ha già fatto girare parecchie centinaia di migliaia di dollari, tutti offshore: la cifra finale necessaria per concludere l’operazione era di 50 milioni di dollari. Gli operai intervistati da Occrp e altri partner del progetto hanno però affermato di non essere ancora stati pagati per i lavori eseguiti fino ad ora.

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