Viaggio in Alaska con i tester di Fay Archive

Michael
allevatore
di buoi muschiati

diIlenia Carlesimo

M ichael non è nato e cresciuto lì. Eppure è come se quella fosse casa sua da sempre, a vederlo e ad ascoltarlo. A Palmer, cittadina dell'Alaska con poco più di 7mila abitanti, principale centro agricolo dello Stato, con un clima spesso ventoso e inospitale, lui ha deciso di andarci per coltivare il suo profondo amore per la natura: per il desiderio di vivere e lavorare all'aria aperta. Un cambiamento radicale, visto che prima viveva in California.

Michael vive e lavora a Palmer. La sua è l'unica fattoria al mondo dove si addomesticano buoi muschiati

Oggi Michael – vicino alla soglia dei quarant'anni, sposato e con figli – è un farmer e allevatore di buoi muschiati, mammiferi artici dal manto molto folto. Ed è proprio per questo suo legame con la natura e il suo lavoro che è stato scelto come tester da Fay Archive, il progetto con cui il marchio del gruppo Tod's testa sul campo, con lavoratori veri, le sue emblematiche giacche 4ganci.

«La sua grande fattoria è immersa in uno scenario affascinante», spiega Michele Lupi, responsabile dei progetti speciali del gruppo Tod's che ha osservato la quotidianità di Michael insieme al fotografo inglese James Mollison.

«C'è una grande prateria recintata e sullo sfondo le montagne con i ghiacciai. Lì Michael alleva e tenta di addomesticare questi animali, che come genere sono più imparentati con la capra domestica che non con il bue. Sono una specie animale sopravvissuta dall'era glaciale, quando in Alaska sostanzialmente c'erano tre grandi famiglie: i mammut, le tigri dai denti a sciabola e i buoi muschiati, appunto». Sono animali con una grandissima resistenza.

«Durante l'inverno stanno immobili, anche durante una tempesta con forti venti e con una temperatura inferiore ai 50 gradi. E sopravvivono anche senza mangiare. È come se entrassero in una sorta di letargo, pur restando svegli», continua Lupi.

La lana dei buoi muschiati, chiamata “qiviut”, è la più calda e pregiata

Portiamo avanti l'eredità del nostro fondatore John Till per l'addomesticamento dei buoi muschiati ma la cosa più importante non è ciò che facciamo ma come lo facciamo. La nostra è un'agricoltura dolce e sostenibile

Animali che, grazie all'intuizione che un antropologo ebbe negli anni Cinquanta, oggi sono un sostegno all'economia locale. Hanno una pelliccia calda da cui si ricava una lana di grande valore – il lingua locale chiamata “qiviut” – con cui si producono giacche, coperte e calze. «È una delle fibre naturali più morbide e calde che ci siano», continua Lupi. «Senza dubbio la lana più costosa che c'è; ed in media è otto volte più calda di quella classica, da pecora, che conosciamo noi».

Il podcast

Michele Lupi e James Mollison incontrano Michael, che lavora nell'unica fattoria al mondo in cui si addomesticano i buoi muschiati. La loro è la lana più calda e più pregiata del pianeta. Sono creature antiche, sopravvissute alle glaciazioni, che d'inverno possono resistere a -50°, senza mangiare per mesi. Misteriosi ed enigmatici, se osservati da vicino questi animali mostrano però caratteristiche di socializzazione inaspettate e affascinanti.

«Una delle attività della farm è proprio tosarli a inizio primavera: quando invece qualche animale non lo lascia fare, bisogna aspettare che la lana cada naturalmente per raccoglierla». Tutto con pazienza e con grande rispetto dei buoi, senza forzare nulla. «Provano ad addomesticarli ma non è detto che ci si riesca», conclude Michele Lupi. Perché come ha detto lo stesso Michael sottolineando questo approccio gentile e il loro tipo di agricoltura dolce e sostenibile, «non è così importante cosa facciamo ma come lo facciamo».