Piotta

Un luogo di Roma sempre diverso, alcuni degli artisti italiani più interessanti in circolazione e una session di musica live. La produzione del Visual Desk esce dalla redazione per Musica da Asporto, un viaggio metropolitano che con Piotta si è fermato (sul terrazzo della Feltrinelli Red) a via Tomacelli, nel cuore della capitale. Quattro brani per lui e la band con uno sguardo alla Roma “santa e dissoluta” di ‘7 Vizi Capitale’, a quella dei contrasti cantati nel nuovo ‘Domani è un altro giorno’. E con un doppio tributo a E con un doppio tributo a, Primo Brown, pseudonimo di David Belardi fondatore dei Cor Veleno, scomparso il 1 gennaio del 2016. “Un pezzo di storia” dell’hip hop italiano, capace di condividere il palco anche con 50 Cent e Jovanotti. A lui Piotta dedica una cover/medley de ‘Le guardie, i pompieri e l’ambulanza’, con “un po’ di rime scritte con i Robba Coatta. E con ‘Di noi’, brano scritto per Primo il giorno della sua morte, dove c’è tutta la Roma rap dei ‘90.

“Nuda come la bellezza grande come Roma santa e dissoluta,
Roma ama e non perdona”

LA ROMA DI PIOTTA

“In ‘7 Vizi capitale’”, racconta Piotta, “c’è Roma con tutti i suoi contrasti. C’è quella di ‘Suburra’, che va dai sampietrini e dai vecchi palazzi del centro storico fino al mare, deturpato dalla speculazione edilizia. Luoghi distanti, ma uniti da una ragnatela, una tessitura criminale che poi sfrutta la città per fini che non sono certo quelli collettivi. Ma c’è anche la mia Roma, quella del mio quartiere Trieste/Salario a cui sono legatissimo. Qui ho passato tutta la vita, a Villa Paganini da bambino, a Villa Ada da adolescente, al liceo Giulio Cesare dove è passata tutta la scena musicale di fine anni 90. C’è casa di Danno dei Colle der Fomento dove abbiamo iniziato a fare le prime rime, così come quella di mia nonna a Piazza Regina Margherita. C’è un luogo preciso, invece, dove è nata l’idea di ‘Domani è un altro giorno’ che è piazzale del Verano. Giravo in motorino nell’assolata e silenziosa San Lorenzo e vidi in un colpo solo 1000 ragazzi e ragazze africani, arrivavano dal Baobab di via Cupa appena sgomberato. Quando ero piccolo la povertà così estrema, quella in cui si è privati anche beni primari, arrivava da noi solo con il tg. Oggi questo contrasto con la ricchezza è ancora più forte perché ce l’hai a pochi metri. Ma questo brano mi fa pensare anche a Torpignattara, il quartiere dove vive mio fratello e di cui subisco il fascino. Perché mette insieme i colori, le religioni, gli odori di realtà completamente diverse che, al netto del solito clamore giornalistico, convivono pacificamente nel rispetto reciproco”.

“Medito che il merito non colma lo scarto
se l’1% ha tutto già dal giorno del parto”

PIOTTA & PRIMO BROWN

“Il primo luogo che mi lega a David è lo Stellarium, un vecchio cinema in disuso a San Giovanni diventato un club. Era il dicembre del 1993, e lui salì sul palco con questo stile tutto in extrabeat totale, raddoppiando il tempo”, racconta Piotta ricordando il suo primo incontro con Primo Brown. “Era un vero ‘mostro’, come mi avevano detto e io lo conobbi così. Anche il secondo posto lo cito in ‘Di noi’, un altro locale, il Casanova a piazza Rondanini. In quegli anni Radio Radicale lasciava aperta la segreteria telefonica di notte e io avevo chiamato solo per poter registrare la mia telefonata con un intervento un po’ ‘sopra le righe’ in cui gridavo: ‘Sto cor veleno, sto cor veleno’. A Davide piacque così tanto che lo scelse come nome del suo gruppo. Poi c’è via Tigrè dove, nel 1996, io e Squarta avevamo un box auto trasformato in uno studiolo condiviso con i Villa Ada Posse. Qui registrammo ‘La banda der Trucido’, un mixtape con tutti gli artisti attivi a Roma in quegli anni, e ‘21 Tyson’, il primo pezzo fatto in assoluto dai Cor Veleno di cui esiste solo una versione su cassetta. Un brano amatissimo, scelto anche da Gué Pequeno per omaggiare Primo nei live. All’Alpheus cantammo per la prima volta ‘Incompatibile’, scritto da noi due con Grandi Numeri sulla base di Squarta, per omaggiare Giaime. Un grande artista scomparso troppo presto. E poi c’è la Fonderia, lo studio a Piazza Conca d’Oro dove abbiamo inciso tante cose tra cui ‘Eurocontanti’. Lo scrivemmo d’estate, io e Primo, sdraiati sul divano di casa mia, con un’afa pazzesca. Ma potrei raccontare altri mille luoghi che mi legano a lui, abbiamo condiviso una storia di vita, chilometri su chilometri percorsi insieme”.

“Cinque ragazzini col coraggio di un pazzo
e oggi questa roba suona in ogni palazzo”

TOMMASO DETTO PIOTTA

‘Domani è un altro giorno’ è il singolo che anticipa il nuovo album di Piotta con cui l’artista romano ha lanciato il tour che prende il nome da ‘7 Vizi capitale’. Brano che è diventato sigla della serie tv Netflix ‘Suburra’, in onda in 192 Paesi. Pioniere della scena hip hop romana, Tommaso Zanello ha esordito negli anni ‘90 come Dj e in crew storiche, come la Taverna dei VII Colli, con i Colle der Fomento e Ice One, la Rome Zoo, di cui facevano parte anche i Flaminio Maphia, e Robba Coatta, con Turi, Dj Squarta i Cor Veleno, condividendo il palco con tutti gli interpreti di quegli anni, da Primo Brown a Fritz Da Cat. Mai uguale a se stesso, convinto che il compito di ogni artista sia quello di provare nuove strade, ha sempre sperimentato nuovi sound. Giocando con il rock surf, come ne ‘La grande onda’, o con il funky come in ‘Supercafone’, brano che lo ha reso noto al grande pubblico. Fino al connubio di rap e folk che caratterizzano i suoi ultimi lavori, nati con la collaborazione con Il Muro del Canto. Basso synt e tastiere tornano a essere dominanti nei suoi nuovi live che lo vedono sul palco con una band tutta nuova: Claudio Cicchetti (batterie), Francesco Frank Fioravanti (chitarre), Ben Benjamin Ventura (basso synth, tastiere). E con Stefano Marvel Mex Tassotti che lo accompagna alla voce.

ERNESTO ASSANTE INTERVISTA PIOTTA

“Roma come sfondo non lo cambio con niente” canta Piotta nella sua ‘Di noi’. Se c’è un filo conduttore nella produzione di un artista che ha saputo spaziare dal rap al funky senza mai legarsi a un genere preciso, è proprio la città di Roma. Presente anche quando sembra non esserci. Tra ricordi della scena rap e nuove suggestioni musicali, una chiacchierata con Ernesto Assante sul tetto di Feltrinelli Red.

Telecamere, mixer, casse e una quantità indefinita di macchine fotografiche analogiche. La produzione del Visual Desk esce dalla redazione insieme ad alcuni degli artisti italiani più interessanti. Per portare la loro musica, tre brani tra cui una cover, in luoghi sempre diversi di Roma. Tutti con una storia da raccontare.

CREDITI

Regia Maurizio Stanzione

Testi e redazione Emanuela Del Frate

Filmaker Claudia Accogli, Francesco Collina e Lorenzo Valentini

Fonico Lorenzo Valentini e Francesco Geraci

Operatore di palco Rita Ferraro

Mix e Mastering Valerio Lundini @ Black Tape Studio (Roma)

Grafica Paola Cipriani

Costumista Elisa Fasoli

Foto di Francesco Collina e Daniele Testa

Make Up Francesca Meli

a cura di Visual Lab e Visual Desk