la Repubblica

I demoni di Salvini

I postnazisti e la Lega

Perché Salvini si serve di parole d'ordine dell'estrema destra per rimanere al centro dell'attenzione nazionale?

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Chiedersi se Matteo Salvini sia fascista non è solo un esercizio inutile, è un grave errore. Perché vuol dire cercare quello che non c’è.
Il fascismo è finito con Mussolini. Quella che non si è mai spenta è la fiamma culturale e ideologica che lo ha alimentato.

“Sono stati buttati nel vento tanti semi. Alcuni sono caduti sulle pietre e sono seccati lì. Altri hanno trovato terreno fertile e hanno germogliato.” Maurizio Murelli, ex neofascista condannato a 17 anni per aver fornito la bomba che uccise un agente di polizia nel 1973 a Milano divenuto “postnazista”

Una minaccia per la democrazia italiana viene semmai dall’influenza che esercitano i postnazisti nell’entourage e nel partito del ministro dell’Interno. A svelare storia e retroscena di quest’influenza è ora Claudio Gatti, autore di questo podcast e del libro-inchiesta da cui è tratto, “I Demoni di Salvini: i postnazisti e la Lega”, ora in libreria per i caratteri di Chiarelettere.

Umberto Bossi e Matteo Salvini a Pontida, 1990
Salvini e Savoini al Cremlino
Borghezio e saluto romano
Umberto Bossi e Matteo Salvini a Pontida, 1990
Salvini e Savoini al Cremlino
Borghezio e saluto romano

Il podcast è costruito sulle centinaia di ore di interviste condotte da Gatti con i protagonisti di questa vicenda che, messe insieme, come i tasselli di un mosaico, ricostruiscono un pezzo di storia politica italiana rimasto finora sconosciuto.

Grazie a una gola profonda e ad altre testimonianze esclusive, Gatti ricostruisce la storia di una macchinazione condotta da un manipolo di persone che, dopo aver metabolizzato fascismo e nazismo, ha saputo trarre vantaggio da debolezze e difetti della democrazia liberale italiana.

“Guardarsi da un fenomeno storico che si vuole evitare senza capirne la capacità di mutazione, è come vaccinarsi contro l’influenza dell’anno precedente.” Primo infiltrato postnazista nella Lega

Si tratta di una vera e propria operazione di infiltrazione politica con la quale i “post-nazisti” sono riusciti a dare continuità storica al vecchio pensiero tradizionalista a vocazione autoritaria e razzista dietro la maschera di un veicolo politico nuovo e fuori dagli schemi convenzionali, quella della Lega Nord.

Matteo Salvini oggi, come Umberto Bossi ieri, non ha sposato il pensiero postnazista.
Ha fatto di peggio: l’ha cinicamente usato per emergere e rimanere al centro dell’attenzione nazionale.

“Salvini ha operato come agente d’influenza al servizio di un governo straniero, quello di Vladimir Putin, il più antidemocratico e aggressivo leader della storia europea contemporanea.” Claudio Gatti