Emilia

2020

La Cultura batte il tempo in Emilia 2020:
15 eventi da non perdere

Foto Marco Vasini
Parma, Piacenza e Reggio unite nel segno della cultra. Da Franco Maria Ricci ad Antonio Ligabue fino alla Madonna Sistina di Raffaello le tre città hanno unito le forze e i propri gioielli
di Arianna Belloli

Con oltre 500 eventi il territorio tra Parma, Piacenza e Reggio Emilia promuove la cultura. La nomina di Parma a capitale italiana della Cultura 2020 diventa, infatti, opportunità di valorizzazione anche per la vasta area turistica delle tre città limitrofe - e candidate tutte a capitale della cultura - che sono entrate a far parte di Destinazione Turistica Emilia. La decisione di unirsi nella promozione del territorio è nata ancor prima della scoperta della città vincitrice del 2020 e pone priorità al territorio in nome della collaborazione. Parma 2020 si arricchisce e si trasforma in Emilia 2020, offerta turistica di tre province dalle caratteristiche sfaccettate ma legate da un comune sentire sul gusto, la natura e la cultura. Una ricchezza che è espressa anche dai numeri: 142 musei, 51 teatri, un parco nazionale riserva Mab Unesco, undici Parchi del Ducato, otto aree naturalistiche, 161 km di fiume Po, oltre 15 prodotti tipici tradizionali riconosciuti col marchio Dop, Igp o altre certificazioni importanti e ancora caseifici, salumiifici, cantine, ristoranti stellati 50 castelli tra le colline ela Bassa, stazion ternali, borghi autentici e riconoscimenti Unesco.

Ecco una selezione dei numerosi eventi che compongono il calendario di Emilia 2020

1) Parma - “La Cena dei Mille” È l'evento scenografico che l’8 settembre trasformerà Piazza Garibaldi e strada della Repubblica in un ristorante gourmet sotto il firmamento, con la partecipazione di chef stellati, per onorare il titolo di città creativa Unesco per la Gastronomia.

2) Parma - “Storia di un segno” La mostra si terrà nel Labirinto della Masone, Fontanellato, dal 18 aprile al 27 settembre. Curata da Edoardo Pepino e Giovanni Mariotti con un progetto espositivo di Neo, è un'esposizione in tre sale con ombre, parole, pensieri di personaggi legati alla storia dell’editore e designer Franco Mario Ricci. La prima sala viene dedicata ad Umberto Eco: la sua voce e i suoi testi guidano tra un dedalo di specchi che invita a riflettere sul significato di labirinto. La seconda sala è dedicata alla storia dei labirinti nel mondo con proiezioni di celebri opere d'arte. La terza, ospita prestiti importanti da musei internazionali e volumi antichi illustrati con labirinti del mondo.

3) Parma - “Hospitale” Il futuro della memoria inaugura il 24 aprile e sarà disponibile fino al 10 ottobre e sarà la più grande installazione di Parma 2020. Un lavoro di Studio Azzurro che racconta la storia dell’Ospedale Vecchio che dal 1400 agli inizi del 1900 ha accolto malati, poveri, orfani, pellegrini che transitavano per la via Emilia e la via Francigena.

4) Parma - “Quadrilegio 2020” È una rassegna d’arte contemporanea che quest’anno, per la nona edizione si fa ‘grande’ proponendo eventi per i 12 mesi di Parma capitale italiana della Cultura, con 10 eventi e 10 location inedite tra giardini e palazzi privati nel centro storico di Parma. Tra i tanti artisti si legge: Chaterine Leo, Emanuele Giannelli, Andrea Saltini, Pietro Mussini, Claudio Barabaschi, Gaetano Barbone, Brunivo Buttarelli, Mariangela Canforini, Narì Caselli e Sergio Perlini. Per l’inaugurazione nella chiesa Evangelica di borgo Giacomo Tommasini è stata proiettata una videoinstallazione di C999.

5) Parma - “Opera!” È la mostra che verrà allestita a Palazzo del Governatore dal 19 settembre 2020 al 13 gennaio 2021, e che si propone di esemplificare le dinamiche e i meccanismi del mondo operistico fuori e dentro il teatro, in un viaggio tra fotografie, carteggi, documenti multimediali e registrazioni storiche, articoli di giornale, bozzetti, figurini e costumi nella terrà del Maestro Giuseppe Verdi ma non solo.

6) Piacenza - “Gola Gola Festival” Sarà l'appuntamento che dal 5 al 7 giugno porta i buongustai nel centro storico di Piacenza. Per tre giorni consecutivi, la rassegna sul tema del cibo trasformerà la città in un palcoscenico di eventi a cielo aperto, rendendola protagonista del panorama enogastronomico emiliano e nazionale.

7) Piacenza – “Sezione romana” La mostra sarà ospitata nei Musei di Palazzo Farnese da marzo. Cittadella Viscontea e Palazzo Farnese presentano un nuovo allestimento con oltre 500 reperti provenienti dagli scavi effettuati a Piacenza e nel suo territorio dall'Ottocento fino ad oggi.

8) Piacenza - “La Madonna Sistina di Raffaello” Inaugura a maggio nel Complesso Monastico di San Sisto con un percorso permanente che, attraverso videoproiezioni, filmati, ricostruzioni virtuali approfondisce la vicenda del complesso monastico e del capolavoro del maestro del Rinascimento, creato proprio per questo luogo.

9) Piacenza – “La natura morta tra XVII e XVIII secolo” L'esposizione porta a Palazzo Farnese, dal 3 ottobre 2020 al 16 gennaio 2021, una panoramica sull’intreccio tra tradizione pittorica e cucina al tempo della casata simbolo della città. Presenti le opere di Bartolomeo Arbotori (1594-1676) e Felice Boselli (1650-1732), due protagonisti tra i più significativi della produzione legata alla rappresentazione del cibo, messe a confronto con i dipinti di pittori quali Vincenzo Campi, Panfilo Nuvolone, Angelo Maria Crivelli detto il Crivellone, Giovanni Crivelli, Margherita Caffi e altri.

10) Piacenza – “Gianfranco Ferré. Omaggio a Guercino” Nello Spazio XNL da giugno 2020, ci sarà un punto di intersezione tra pittura dell’epoca barocca e moda contemporanea. Con l’esposizione “Gianfranco Ferré. Omaggio a Guercino” ci sarà l’occasione per il grande stilista di esplicitare il proprio legame con Piacenza dagli anni ’80, sponsorizzando il restauro degli affreschi del Guercino all’interno della cupola della cattedrale. Un gesto che fu tuttavia uno scambio alla pari in quanto, proprio da Guercino, Ferré prese spunto nella creazione di una sua collezione.

11) Reggio Emilia – “Ritratto di giovane donna” Prosegue anche nel 2020 la mostra dedicata alla relazione tra la figura del fisico reggiano Giovanni Battista Venturi e Leonardo da Vinci con la straordinaria esposizione, fino all’8 marzo, di “Ritratto di giovane donna” del Correggio ai Chiostri di San Pietro. Un prestito del Museo Ermitage di San Pietroburgo.

12) Reggio Emilia - “La Fiera del Parmigiano Reggiano” Tra il 31 luglio e il 3 agosto Casina fa da cornice alla 54° Fiera del Parmigiano Reggiano, l’unica dedicata al “re dei formaggi”, con una speciale inclinazione per la varietà di montagna. La manifestazione promuove i prodotti agro-alimentari ed enogastronomici del territorio, con la partecipazione straordinaria delle aziende agricole della zona e dell’Appennino e i caseifici di tutta l’area montana di produzione.

13) Reggio Emilia - “Zavattini oltre i confini” Sarà ospitata a Palazzo Mosto fino al 1 marzo in occasione del trentennale della morte celebra una straordinaria figura della cultura italiana e internazionale. La mostra si concentra sul ruolo del grande Za all’estero, in tempi impregnati dal clima della Guerra Fredda e delle contrapposizioni ideologiche.

14) Reggio Emilia - “Open Design Italia” Nello Spazio Gerra fino a marzo 2020 è una esposizione di 50 giovani designer selezionati sulla base di call e concorsi e promuove un programma collaterale di incontri ed eventi tra designer, artigiani, aziende e buyer internazionali per diventare un grande hub, dove sperimentare il nuovo ruolo del design nella diffusione del made in Italy.

15) Reggio Emilia – La permanente La mostra permanente su Antonio Ligabue a Palazzo Bentivoglio, a Gualtieri in provincia di Reggio Emilia, rinnova l’invito a scoprire l’opera del famoso artista naïf. Da marzo a novembre, 30 lavori tra dipinti e sculture si uniscono a una vasta documentazione d’archivio, per offrire uno scorcio sulla vita del pittore.

Sul sito www.visitemilia.com si possono consultare tutti gli eventi.

Le opere

Zavattini Cuba

Correggio Ritratto di dama

Aldo Mondino

Malcom Kirk, Samo tribesman 1978

Nuovo allestimento della ‘sezione romana’ dei musei civici di palazzo farnese

Andy Warhol

Time Machine, a Parma il cinema batte il tempo: il viaggio è suggestivo

Dai Lumière all’intelligenza artificiale, dalle lanterne magiche a una macchina capace di inventare sogni: a Palazzo del Governatore una mostra sulla manipolazione del tempo
di Lucia De Ioanna

“Tanto vale rassegnarsi al fatto che il tempo è una delle cose che probabilmente non sappiamo definire”, secondo Richard Feynman: difficile, infatti, parlare della sua impalpabile natura senza ricorrere a metafore come quella di un fiume, del filo della memoria, di un treno o di una freccia: figure in movimento, in accordo con Platone, che definì il tempo come immagine mobile dell’eternità.

Quando nel 1895 il mondo assiste alla comparsa del cinema, arte capace di scompaginare l’ordine delle immagini in movimento, scongiurando l’ineluttabile corsa del tempo in una sola direzione, davanti agli occhi del pubblico prende a svolgersi l’inizio di una stupefacente rivoluzione che, nel corso dei successivi 125 anni, modificherà le forme della percezione dell’uomo, allargandone e modellandone l’immaginario al punto che, con il cinema, secondo il filosofo Merleau-Ponty, nasce un modo nuovo di simboleggiare i pensieri.

Prende le mosse da questo scenario la spettacolare mostra Time Machine. Vedere e sperimentare il tempo, curata da Antonio Somaini con Eline Grignard e Marie Rebecchi (catalogo Skira), prodotta da Solares Fondazione delle Arti, fino al 3 maggio 2020 al Palazzo del Governatore di Parma.

Simon Wells, The Time Machine

L’esposizione, che ha aperto l’anno di Parma capitale italiana della Cultura, è un viaggio suggestivo attraverso il modo in cui il cinema ha modificato la nostra capacità di sentire il tempo e i fenomeni che si svolgono nel suo corso, rendendo visibile quello che prima era nascosto all’occhio e contribuendo a plasmare nuove figure di tempo - a più dimensioni, plastico, istantaneo, profondo, ricorsivo - a partire dagli stessi rivoluzionari anni di inizio Novecento in cui Einstein frammenta il tempo in flussi multipli e variabili.

La mostra, nata da un’idea di Michele Guerra, prende spunto da due eventi risalenti al 1895: la pubblicazione del libro The Time Machine, di H.G.Wells – uno dei primi testi di fantascienza a esplorare la possibilità di viaggio nel tempo grazie alla tecnologia – e la prima presentazione pubblica del Cinématographe dei fratelli Lumière, cinepresa in grado di registrare e di riprodurre il fluire delle immagini restituendo l’illusione del movimento.

Il visitatore, a partire dal fonografo, che permette di accedere a dimensioni prima inaudite del reale, rendendo percepibili suoni a bassa e ad alta frequenza non registrabili dall’orecchio umano, passando a uno degli unici tre kinetoscope di Edison ancora esistenti e alle lanterne magiche a doppia proiezione, a cui risalgono le prime forme di dissolvenza tra fasi temporali, segue l’evoluzione vertiginosa dei media, fino all’incontro con il machine learning e le reti neurali che permettono all’umano di sconfinare nel campo dell’intelligenza artificiale, entrando in contatto con quell’immaginario che le macchine stesse possono sviluppare autonomamente a partire da tracce dell’immaginario umano.

Douglas Gordon, 24 Hour Psycho

Lungo il percorso della mostra, cinema, video e videoinstallazioni si rivelano come vere e proprie “macchine del tempo”, media capaci di registrare, archiviare e ripresentare fenomeni visivi o di operare diverse forme di manipolazione temporale: come il ralenti, microscopio del tempo applicato nella video-installazione di Douglas Gordon , 24 Hours Psycho, al celebre film di Hitchcock che da 109 minuti viene espanso fino alla durata di 24 ore, trasformando le scene del film in tanti quadri rivelatori di dettagli mai visti prima o come il time-lapse che, accelerando movimenti lentissimi - lo sbocciare di un fiore o il cammino della luna attraverso il cielo - li rende disponibili allo sguardo dell’osservatore comune e dello scienziato. Il time-lapse viene mostrato anche nella sua applicazione al mondo dell’uomo, in una sorta di documentario sociale, nel film sperimentale Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio che denuncia la frenesia della vita nelle metropoli, una “vita fuori da ogni equilibrio”, come suggerisce il titolo in lingua Hopi.

Oltre il tempo frenetico della grande città, scorre il tempo armonico dei molteplici percorsi dell’acqua, registrato dalla “cine-poesia” di H2O di Ralph Steiner o il tempo profondo, depositato nei cristalli, raccontato da Robert Smithson che fa emergere il discorso delle rocce, decifrandone il linguaggio preistorico fatto di faglie, crepe e fessure.

Una immagine mobile e animata della natura resta impressa nella rètina di chi visita la mostra. La distinzione tra animato e inerte si rivela come soglia labile e variabile: montagne, fiori, animali, uomini, nuvole, cristalli mostrano il loro movimento interno, i loro gesti, la capacità di crescere, trascorrere, sedimentare rendendo visibile una continuità tra tutti i regni della natura, invisibile all’occhio ma registrata e svelata da quel caleidoscopio del tempo che è il cinema.

Godard Histoire(s)

Nella sala finale della mostra, apertura verso il futuro del machine learning nella installazione di Grégory Chatonsky: una macchina che inventa sogni propri dopo avere assorbito sogni umani. Il visitatore, steso su un lettino nella penombra può ascoltare il racconto dei sogni creati dalla macchina, sconfinando così all’interno di una nuova regione dell’immaginario, quello non umano.

La mostra

Etienne-Jules Marey, Cavallo

Etienne-Jules Marey, Uccelli

Bill Morrison, Light is Calling

Harun Farocki Schnittstelle

“Noi, il cibo, il nostro Pianeta”
per riflettere sulla sostenibilità nel nostro piatto

Una galleria di immagini all'aperto sulla biodiversità e un percorso interattivo nella Galleria San Ludovico per fare i conti con l'impatto ambientale della produzione alimentare
di Arianna Belloli

La Cultura che vuole battere Parma 2020 è anche quella della sostenibilità. Di un futuro possibile e auspicabile vuole infatti parlare la prima mostra inaugurata per l’anno della capitale della cultura. “Noi, il cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile” è il percorso multidisciplinare e interattivo, che si pone l’obiettivo di sensibilizzare verso una rivoluzione orientata allo sviluppo sostenibile, che parta dal cibo.

La mostra è promossa dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition in collaborazione con National Geographic Italia (Gedi Gruppo Editoriale), Sustainable Development Solutions Network Mediterranean (SDSN Med) grazie al contributo di un comitato scientifico multidisciplinare e la curatela di Codice Edizioni. Il progetto è inserito in un protocollo d’intesa col MIUR.

Fino al 13 aprile l’esposizione sarà aperta negli spazi della Galleria San Ludovico (Borgo del Parmigianino, 2) e dei Portici del Grano (Piazza Giuseppe Garibaldi, 1) a Parma, che ospitano un vero e proprio percorso esperienziale, che si propone di far comprendere il forte legame che esiste tra la tutela della nostra salute e quella del pianeta e che passa dal consumo di alimenti e la loro produzione. Questo, in considerazione del ruolo fondamentale che la cultura del cibo riveste nella rapida evoluzione della nostra società. La mostra propone quindi un percorso di comprensione e consapevolezza che va dai paradossi alimentari ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 tra exhibit interattivi.

Uno scatto della mostra, di Marco Vasini

Come sottolinea la Fondazione Barilla, la produzione di cibo è l’attività dell’uomo che contribuisce di più al cambiamento climatico (31%), superando il riscaldamento degli edifici (23,6%) e i mezzi di trasporto (18,5%) e che oggi consuma 1,7 volte le risorse naturali che la terra riesce a generare ogni anno. Cibo finiamo anche per sprecare: 1/3 degli alimenti prodotti a livello globale, infatti, non viene mangiato ma buttato.

"Curando la nostra terra e adottando un’agricoltura sostenibile, le generazioni presenti e future saranno in grado di nutrire una popolazione in crescita e di mitigare i cambiamenti climatici. Con questa mostra desideriamo far nascere in tutti, giovani generazioni e non, un senso di cittadinanza attiva e una crescente consapevolezza che porti a ripensare i nostri sistemi agroalimentari” - spiega Anna Ruggerini.

Uno scatto della mostra, di Marco Vasini

“Questa mostra ha lo scopo di condurci per mano lungo un percorso molto interessante e delicato, a volte drammatico, che è quello del cibo. - commenta l’imprenditore Luca Barilla - Dieci anni fa è nata Fondazione Barilla proprio perché abbiamo capito che non può esserci futuro senza sostenibilità”.

L’esposizione ha visto il contributo importante di Nathional Geographic che porta l’interpretazione e lo sguardo dei suoi fotografi, grazie alle loro fotografie che si possono osservare sotto ai Portici del Grano. Scatti che raccontano come la nostra comunità, sia a livello globale che locale, dipendano e dipenderanno sempre dalla capacità umana di ridurre l’impatto sul pianeta. Per produrre il cibo per 7 miliardi di persone si occupano già il 40% delle terre emerse con le coltivazioni agricole e i pascoli consumando ogni anno l’equivalente di 1,7 pianeti, ossia più di quanto la Terra riesca rigenerare, ma nel 2050 sono previste 10 miliardi di persone e si stima un consumo di circa 3 pianeti. Una prospettiva non sostenibile e che porterebbe gravissime ripercussioni.

Uno scatto della mostra, di Marco Vasini

C’è un rischio concreto di estinzione di specie animali e vegetali, al tempo stesso le emissioni di gas serra sono quasi raddoppiate rispetto al 1980 portando a un aumento della temperatura di circa 0.8°C rispetto all’inizio del secolo. Lo ricorda il professore Riccardo Valentini, membro IPCC e premio Nobel per la Pace nel 2007: i cambiamenti climatici, che colpiscono i nostri raccolti, che provocano incendi, inondazioni o anche altre catastrofi ambientali, sono causati in buona parte dal modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo.

"Noi, il Cibo, il nostro Pianeta: Alimentiamo un futuro sostenibile", è aperta 7 giorni su 7 nella Galleria San Ludovico, Borgo del Parmigianino, 2 dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00, sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00. Sempre accessibile invece sotto ai Portici del Grano, piazza G. Garibaldi.

Rebecca Louise Law e le sue installazioni floreali: un'esperienza immersiva

Per la prima volta in Italia una personale dell'artista britannica. Pharmacopea è il nome dell'installazione floreale immersiva realizzata nell'Oratorio di San Tiburzio e nell'Orto Botanico
di Arianna Belloli

L’artista britannica Rebecca Louise Law presenta a Parma la sua prima personale in Italia. In occasione dell’anno in cui la città è nominata capitale italiana della Cultura, l’artista nota a livello internazionale espone le sue installazioni floreali all’interno del progetto Pharmacopea, curato da OTTN Projects e sostenuta da Davines, Chiesi Farmaceutici e Cosmoproject.

Rebecca Louise Law porta a Parma 2020 un’esperienza immersiva ed estremamente suggestiva. Nelle sue opere piovono letteralmente fiori. Le forme, i colori e la bellezza delle più diverse specie di flora sono valorizzate ed esaltate al massimo livello grazie alle sue installazioni. Le sue opere giocano con il rapporto tra umanità e natura, regalando stupore e sensualità. Questi lavori nascono da una vera e propria passione dell’artista per i fiori. Rebecca Louise Law ha infatti studiato per quattro anni, dopo l'università, la storia delle specie floreali nell’arte andando a perfezionare la sua tecnica di intrecciamento di ogni singolo fiore con un filo di rame. La sua è una ricerca costante del ciclo di vita dei fiori e delle sue naturali fasi di decadimento. Le installazioni sono larger-than-life e sculture site-specific, pensate e realizzate per evolvere durante il periodo della loro esposizione. Le sue opere possono essere maestose: con “The Canopy” a Melbourne ha raggiunto l’altezza di 16 metri con oltre 150.000 fiori misti. L’arte di Rebecca ha conquistato anche il settore della moda dove importanti brand come Hermes, Mulberry, Tiffany e Jo Malone le hanno commissionato diversi set.

Rebecca Louise Law - Community, Toledo Museum of Art, OhioCommunity

Dal 29 febbraio le installazioni Rebecca Louise Law possono essere ammirate a Parma. Florilegium è visitabile nell'Oratorio di San Tiburzio e nell’Orto Botanico di Parma fino al 19 dicembre 2020. Questa esposizione è l’evento clou del progetto Pharmacopea, che vuole far riscoprire alcuni luoghi simbolo dell’identità storica cosmetico-farmaceutica della città, con l’obiettivo di riqualificarli, riscoprirli e aumentare l’attrattività del territorio.

Pharmacopea prende il nome, infatti, dal codice della farmaceutica ed è l’arte e la tecnica che si deve seguire per la preparazione dei farmaci. L’idea del progetto nasce dall’associazione culturale ‘OTTN Projects’, fondata da quattro intraprendenti donne under 30 che si sono date l’obiettivo di dare voce e spazio ad artisti emergenti del mondo dell’arte contemporanea.

Rebecca Louise Law - Community, Toledo Museum of Art, OhioCommunity

Il cuore dell’esposizione Florilegium è una grande installazione in evoluzione che, ideata appositamente per lo spazio nell'Oratorio di San Tiburzio, potrà essere osservata nei propri mutamenti. Il percorso prosegue poi con la presentazione di diversi apparati scultorei allestiti nell’Archivio Storico della Congregazione di Carità, mentre la serra dell’Orto Botanico di Parma ospiterà l’opera video “Death Albine”. Il 21 marzo è in programma una live performance, sostenuta da ParmaColorViola, manifestazione dedicata alla “Violetta di Parma”.

L’esposizione è visitabile nel periodo invernale e autunnale da mercoledì a sabato dalle ore 10:00 alle ore 18:00 mentre nel periodo primaverile estivo dalle 16:00 alle 21:00; venerdì e sabato dalle ore 10:00 alle ore 18:00. L’ingresso è gratuito.

Pharmacopea

Farmacia San Filippo Neri

Farmacia San Filippo Neri

Farmacia San Filippo Neri

Riapre la Chiesa simbolo di Parma: le visite guidate per scoprire i suoi tesori

Il Duomo sarà ufficialmente restituito alla città e al culto l'8 dicembre dopo la grande opera di restauro ancora in corso. In primavera ricominceranno le visite guidate per ammirare il rosone a 16 raggi creato da Alberto da Verona nel 1462
di Arianna Belloli

Il 2020 è per Parma l’anno della cultura e della riapertura della Chiesa di San Francesco del Prato. Dopo la grande opera di restauro tuttora in corso, grazie ad un’efficace raccolta fondi collettiva alla quale si può ancora aderire, la chiesa, grande quasi quanto il Duomo di Parma, che si avvia a diventare simbolo di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020, sarà ufficialmente restituita alla città e al culto l'8 dicembre. Sarà questo il coronamento di un anno straordinario per San Francesco del Prato, che continua a svelare il suo importante valore storico e culturale, per tornare agli antichi splendori. Dall'età napoleonica fino al 1992 la Chiesa fu trasformata in carcere, divenendo il luogo di detenzione anche di famosi personaggi come Giovannino Guareschi, autore del celebre Don Camillo e Peppone. Ma oggi finalmente le inferriate che deturpavano la facciata da oltre 200 anni sono state eliminate mostrando l’architettura originaria di questo gioiello gotico. Le grate, al motto "Liberiamo San Francesco del Prato" sono divenute parte dei cofanetti speciali consegnati ai partecipanti della raccolta fondi, i quali hanno acquistato un "pezzo di storia" per disegnare così un nuovo futuro.Durante i lavori di restauro, meraviglie inattese sono emerse dalla chiesa. Come la scoperta di frammenti di affreschi quattrocenteschi sotto l’intonaco dell’abside centrale, che rivelano un cielo stellato, foglie d’oro che fanno da corollario alla figura del Cristo Pantocratore, il volto e la rappresentazione di Sant’Orsola, un putto cinquecentesco, la testa di un papa. Come annunciato a fine 2019 dal direttore dei beni culturali della Diocesi, Don Alfredo Bianchi, a febbraio, con la rimozione dei ponteggi interni, le pareti bianco avorio della chiesa brilleranno di nuovo, per lasciare spazio alla posa della pavimentazione.

San Francesco del Prato - Affresco

Per restaurare il Cristo della chiave di volta, che fa parte degli affreschi dell’abside da poco scoperti, Crédit Agricole Italia ha attivato una raccolta fondi sulla sua piattaforma di crowdfunding www.ca-crowdforlife.it, che ha come partner la Fondazione Cariparma, la quale donerà una somma pari al totale raccolto (fino ad un massimo del 50% dell’importo obiettivo finale).

Nella primavera 2020, inoltre, ricominceranno le visite guidate per osservare da vicino il rosone a 16 raggi creato da Alberto da Verona nel 1462, con la grande cornice di terracotta policroma. Un’occasione per addentrarsi nell’affascinante storia della chiesa e salire in quota, dove si apre un panorama sorprendente sul cuore antico della città e sul vicino Duomo di Parma.

La chiesa

San Francesco del Prato - Abside

San Francesco del Prato - Rosone

San Francesco del Prato - Interno

“Van Gogh Multimedia & Friends”:
per immergersi nel mondo del maestro

A Palazzo Dalla Rosa Prati un viaggio multimediale fra i capolavori del grande pittore. E una stanza segreta dedicata a Renoir, Monet e Degas
di Arianna Belloli

La capitale italiana della Cultura 2020 ospita una suggestiva e originale esposizione dedicata al genio artistico olandese, Vincent Van Ghogh. Una vera e propria immersione nel suo universo creativo permesso dalla nuova tecnologia. Riproduzioni 3D, realtà virtuale, quadri che si possono toccare e una stanza segreta portano a riscoprire l’artista che ha rivoluzionato l’uso del colore.

Si aprono nuove frontiere dell’esperienza museale e la mostra “Van Gogh Multimedia & Friends”, inaugurata il 31 gennaio e presente fino al 26 aprile presso Palazzo Dalla Rosa Prati, in strada Duomo a Parma, vuole rispondere al desiderio dei visitatori di immergersi al centro della tela, capire la tecnica esplorando anche l’animo del pittore.

La mostra multimediale, attraverso proiezioni su grandi monitor, affronta la vita e le opere dell’artista unico nel suo genere, con la visione nei dettagli dei dipinti realizzati nel corso della sua esistenza. Si esplora il lavoro di questo prolifico e tormentato genio nel periodo tra il 1880 e il 1890, e si svelano gli stati d’animo, pensieri e sentimenti durante il periodo trascorso a Arles, Saint Rémy e Auvers-sur-Oise, dove creò molte delle sue immortali opere. Più di 2.500 immagini di Van Gogh in grande scala riempiono le pareti e gli spazi dando al visitatore l’impressione di tuffarsi letteralmente nel mondo post-impressionista e pre-espressionista, in quel ponte tra realtà veduta e immaginata. Esperienza resa ancora più immersiva grazie alla disposizione di visori per la realtà virtuale, per la prima volta utilizzati per una mostra di Van Gogh; e la possibilità di scaricare l’APP dedicata alla mostra.

“Vincent Van Gogh Multimedia & Friends”

Un’opera è stata, invece, ricreata nella realtà tridimensionale, permettendo a “La camera di Vincent ad Arles” di essere vissuta in un’altra percezione. Nello “spazio di Vincent” sono state invece allestite cinque opere ricreate con la stessa tecnica, utensili e materiali dell’autore, che possono essere toccate dal visitatore per percepire anche a livello tattile la trama, lo spessore delle pennellate e dei colori. Nella seconda parte dell’esposizione, il visitatore, oltre alle immagini, viene accompagnato da una voce narrante che riporta stralci delle lettere di Vincent Van Gogh al fratello Theo, accompagnando in un percorso di scoperta emotiva, per svelare la personalità estremamente sensibile, ma anche risoluta e determinata, dell’artista che solo dopo la morte è stato riconosciuto per il genio creativo quale era.

Una stanza segreta, infine, porta a scoprire gli “Amici di Vincent Van Gogh” che hanno influenzato la sua vita a livello artistico e umano: sono esposte infatti alcune opere originali - attualmente di proprietà privata e concesse in via eccezionale per l’esposizione - di Degas, Monet, Renoir e lo stesso Vincent Van Gogh con disegni inediti. Illustri amici dei quali l’artista si circondò durante la propria permanenza nella Ville Lumière.

“Vincent Van Gogh Multimedia & Friends”

“Siamo onorati di ospitare quello che riteniamo un vero e proprio appuntamento con una delle vicende più affascinanti della storia dell’arte in un anno così effervescente come Parma2020 – ha commentato la famiglia Dalla Rosa Prati - Il contrasto tra le forme neoclassiche del palazzo e una proposta così all’avanguardia sul piano della fruizione di grandi capolavori è un elemento particolarmente interessante, che aggiunge un ulteriore spunto e un taglio innovativo alla strabordante lista di eventi della città capitale della cultura e del ventaglio allargato di Emilia2020”.

Prodotta dalla Navigare s.r.l., la mostra “Van Gogh Multimedia & Friends” è aperta nel palazzo al civico 7 di strada Duomo, a Parma, dalle 9:30 alle 20:00 dal lunedì al venerdì e dalle 9:30 alle 21:00 il sabato e la domenica, con ultimo ingresso consentito al massimo 30 minuti prima della chiusura. Biglietti: intero 12 euro, ridotto 10 euro, gruppi 8 euro, scuole 5 euro.

“La rivoluzione siamo noi”, Piacenza inaugura gli spazi XNL dedicati all’arte contemporanea

Da Piero Manzoni a Maurizio Cattelan, l’esposizione di oltre 150 opere realizza un dialogo con i capolavori dell’Ottocento e del Novecento
di Arianna Belloli

Tra il fascino dello stile architettonico industriale dei primi anni del ‘900 nasce lo spazio XNL Piacenza Contemporanea, un centro culturale interamente dedicato all’arte contemporanea. Il risultato della ristrutturazione di un edificio industriale, l’ex sede dell’Enel, in via Santa Franca, che viene restituito alla città e apre le porte a Piacenza 2020.

Piacenza entra infatti a far parte di Emilia 2020, il sistema di promozione territoriale che, a seguito della nomina di Parma capitale italiana della Cultura 2020, riunisce in un unico cartellone le proposte di Piacenza, Reggio Emilia e Parma.

Maurizio Cattelan

Il nuovo centro culturale multidisciplinare inaugura in grande e si potrà ammirare fino al 24 maggio una mostra dedicata al collezionismo italiano tra Piero Manzoni e Maurizio Cattelan. “La rivoluzione siamo noi. Collezionismo italiano contemporaneo” ospita oltre 150 opere provenienti da 18 collezioni d’arte, tra le più importanti in Italia: foto, dipinti, sculture, video e installazioni in una esposizione che valorizza il collezionismo privato nelle differenti componenti a partire dagli anni ’60. Opere che indagano la trasversalità e l’innovazione di stili e tendenze di artisti contemporanei come: Piero Manzoni, Maurizio Cattelan, Marina Abramović, Tomás Saraceno, Andy Warhol, Bill Viola, Dan Flavin, William Kentridge, Michelangelo Pistoletto (di lui gli Uffizi di Firenze hanno eccezionalmente prestato Autoritratto con collezionista proveniente dalla collezione Gori), e poi artisti come Ghada Amer, Sislej Xhafa, Roberto Cuoghi, Urs Fischer, Zang Huan, Tobias Rehberger, Thomas Hirschhorn, Teresa Margolles, Zanele Muholi. L’artista Giuseppe Penone ha realizzato in particolare un intervento site specific grande come un’intera parete: l’impronta ingrandita delle cinque dita di una mano, che si sviluppa nell’ambiente fino a occuparlo per interno.

Tomás Saraceno

La mostra “La rivoluzione siamo noi” prende il titolo da un'opera di Maurizio Cattelan, che in un atto narcisistico si pone in relazione con l'omonima opera di Josef Beuys. L’esposizione è curata da Alberto Fiz che ha voluto che le opere selezionate dialogassero con la raccolta già presente presso la Galleria d'Arte Moderna intitolata al collezionista piacentino Giuseppe Ricci Oddi. Il percorso della mostra infatti si completa alla Galleria Oddi, i cui locali sono attigui a quelli di XNL, e dove sono stati inseriti una serie di lavori - tra cui quelli di Ettore Spalletti, Wolfgang Laib, Fabio Mauri, Gregor Schneider, Pietro Roccasalva - che dialogano con i capolavori dell’Ottocento e del Novecento raccolti dall’imprenditore e collezionista piacentino che costituisce un modello di riferimento. L’esposizione è anche accompagnata dalle video-interviste ai collezionisti raccolte in un unico documento realizzato da Roberto Dassoni ed Eugenio Gazzola.

Organizzata dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, col patrocinio del MiBACT – Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, della Regione Emilia-Romagna, è un progetto di allestimento di Michele De Lucchi e Amdl Circle, con la consulenza scientifica del Polo Territoriale di Mantova del Politecnico di Milano.

William Kentridge

Sono otto le sezioni della rassegna che vuole conciliare una componente spettacolare con quella più intima delle motivazioni del collezionare: Complicità, Domestiche alterazioni, Rovesciare il Mondo, Enigma, L’altro visto da sé, Controllare il caos, Esplorazioni, Spazi di Monocromia. Ogni sezione rappresenta una collezione, con interferenze che scardinano il tempo e una riflessione sulla figura del collezionista puro. “La rivoluzione siamo noi – dichiara il curatore Alberto Fiz – analizza la figura del collezionista intesa come mecenate del Terzo Millennio. Ma anche come ordinatore del caos e costruttore di una nuova progettualità dove lui stesso diventa responsabile. In tal senso, il collezionista non è un semplice acquirente di opere d’arte ma con le sue scelte assume un ruolo da protagonista nella vita pubblica”. Il progetto espositivo vede le opere delle collezioni di: Agiverona (Verona), Alt (Bergamo), Consolandi (Milano), De Iorio (Trento), Ernesto Esposito (Napoli), Floridi (Roma), Giuliani (Roma), Gori-Fattoria di Celle (Pistoia), La Gaia (Busca, Cuneo); Emilio e Luisa Marinoni (Lurago Marinone, Como); Mattioli Rossi, Mazzolini (Bobbio, Piacennza), Nomas Foundation (Roma), Claudio e Maria Grazia Palmigiano (Milano), Pierluigi e Natalina Remotti (Milano e Camogli, Genova), Sandretto Re Rebaudengo (Torino), Giuliana e Tommaso Setari (Parigi e Bruxelles), Collezione Gemma De Angelis Testa (Milano).

La mostra è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 19:00; il lunedì è chiuso. Maggiori informazioni sul sito: www.xnlpiacenza.it/event/la-rivoluzione-siamo-noi/

A Reggio Emilia un viaggio fra ornamenti e decorazioni nella storia fino ad oggi

A Palazzo Magnani e nei Chiostri di San Pietro la mostra What a Wonderful World attraversa più di duemila anni di storia dell’arte
di Arianna Belloli

Nel fitto calendario culturale di Emilia 2020, Reggio Emilia propone un viaggio attraverso i secoli per comprendere quanto decorazione e ornamento siano legati indissolubilmente alla nostra vita quotidiana.

Fino all’8 marzo, da Palazzo Magnani si visita “What a Wonderful World. La lunga storia dell'Ornamento tra arte e natura”. In esposizione le opere che, seguendo lo scorrere del tempo, dall’età romana ai giorni nostri, seguono l’impulso decorativo nato con le prime tracce espressive dell’umanità.

“L’Ornamento è una strada nella nostra quotidiana ricerca della bellezza” spiega il curatore Claudio Franzoni. “Nel corso dei secoli – prosegue l’altro curatore, Pierluca Nardoni – l’arte occidentale ha considerato l’ornamentalità un carattere marginale. Eppure culture figurative raffinate come quella islamica o quella giapponese hanno trovato nel Decorativo la loro espressione più efficace e le Avanguardie europee del Novecento si sono spesso rivolte alla decoratività di civiltà lontane nel tempo e nello spazio per rinnovare il proprio linguaggio”.

Andy Warhol, Flowers, 1970 - Foto di Roberto Marossi

Nella quotidianità siamo continuamente “avvolti” dagli ornamenti, tanto da non esserne spesso consapevoli. Con questa mostra si parla invece di conoscere e ri-conoscere il lessico che solo apparentemente è di minore importanza e che ci circonda negli oggetti di tutti i giorni, nelle opere d’arte, nella moda, come nell’architettura.

Oltre ad alcuni pezzi della protostoria, l’esposizione attraversa più di duemila anni di storia dell’arte, dall’età romana al Medioevo fino ai giorni nostri, con opere di autori quali Albrecht Dürer, Leonardo da Vinci, Moretto, Giovan Battista Piranesi, William Morris, Alphonse Mucha, Koloman Moser, Maurits Corneils Escher, Pablo Picasso, Henri Matisse, Giacomo Balla, Gino Severini, Sonia Delaunay, Josef e Anni Albers, Victor Vasarely, Arman, Andy Warhol, Keith Haring, Claudio Parmiggiani, Shirin Neshat.

What a Wonderful World - cartolina

“What a Wonderful World” è promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani, in collaborazione con Comune di Reggio Emilia, Provincia di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. L’esposizione ripercorre alcune delle numerose declinazioni dell’ornamento attraverso oltre 200 opere, provenienti da collezioni private e da istituzioni museali nazionali e internazionali: tra le quali il Victoria&Albert Museum di Londra, il Museo Ermitage di San Pietroburgo, il Musée du quai Branly di Parigi, Le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.

L’intera ed esaustiva mostra si articola in due sedi espositive, Palazzo Magnani e i Chiostri di San Pietro. In una prima sezione si esplora il mondo naturale, come piante e animali, che diventano ornamento modificando il loro aspetto per l’uso umano. La seconda sezione si concentra sulla pratica, da sempre usata dall’uomo, di adornare il proprio corpo, attraverso gli indumenti e gli accessori, come orecchini, collane, monili vari: un viaggio quindi dai ritratti di epoca rinascimentale del Moretto e di Francesco Beccaruzzi, ai costumi “tribali” nelle fotografie di Malcolm Kirk. Seguendo gli ipnotici motivi a nodo dei plutei dell’abbazia di Bobbio del IX secolo e le incisioni ricavate da disegni di Albrecht Dürer e Leonardo da Vinci, un’altra sezione segue l’evoluzione del motivo ornamentale vegetale nei secoli e nelle varie culture, dai vasi attici ai capitelli romanici, alle traduzioni ottocentesche di William Morris.

Henri Matisse, Icaro dalla serie Jazz 1947

Esposti anche preziosi volumi antichi, ma anche abecedari, insieme ad opere di Shirin Neshat, Alighiero Boetti, Pablo Picasso, opere in cui la grafia è resa protagonista in senso espressivo. Anche la scrittura è stata infatti elemento di grande importanza nello sviluppo dell’Ornamento. E poi l’attuale visione dell’Ornamento, perfezionatasi tra Ottocento e Novecento: dall’Art Nouveau alle Avanguardie storiche, come Cubisti, Futuristi, Astrattisti.

Dalla seconda metà del Novecento, fino ai nostri giorni, si assiste invece a una rivincita delle forme ornamentali: ecco esempi aniconici e geometrici, fino alla peculiare ornamentalità dell’Optical Art, o le forme più biologiche, dei papier découpés di Matisse ai grovigli dell’Informale. Chiude idealmente il percorso un approfondimento nel campo della musica: in particolare in autori quali Claude Debussy, che utilizzò appunto il termine “arabesco” come titolo di una sua celebre composizione. Nella sede dei Chiostri di San Pietro, invece, il rapporto e i pesi si invertono, con l’arte contemporanea protagonista, di tanto in tanto affiancata e “commentata” da pezzi antichi o moderni.

Non manca un’esperienza locale, esposta come simbolo dell’arte come terapia, una sezione è dedicata al progetto dell’Ars Canusina , sbocciato nella prima metà del Novecento, inventata e condotta dalla psichiatra reggiana Maria Bertolani Del Rio (1892-1978) all’interno del manicomio San Lazzaro di Reggio Emilia. La psichiatra mirava a utilizzare l’arte nel processo di lavoro manuale, quale strumento educativo e terapeutico.

La mostra è visitabile da martedì a venerdì, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00. Sabato, Domenica e Festivi, dalle 10:00 alle 19:00. Maggiori informazioni sul sito: https://www.palazzomagnani.it/in-corso/mostre/what-a-wonderful-world/

Bobbio, scrigno di sapori e suggestioni
nel cuore del Medioevo

Alle pendici del monte Penice, crocevia di tradizioni e culture lungo la via Francigena, Bobbio offre al viaggiatore tesori dell’arte e paesaggistici in una magica atmosfera fuori dal tempo
di Lucia De Ioanna

È stato scelto, fra sessanta sfidanti, "Borgo dei borghi" d'Italia su Rai Tre e già questo potrebbe valere una visita. Bobbio, piccolo comune di 3.500 abitanti in provincia di Piacenza, si affaccia sul fiume Trebbia e per la sua naturale posizione di confine fra Liguria, Lombardia e Piemonte è storicamente terra di incontri e commistioni, anche a tavola. Siamo nei luoghi della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini e sulle colline circostanti si coltivano il nebbiolo e il dolcetto. Fra i piatti tipici, oltre a quelli della cucina locale, come i maccheroni alla bobbiese, fatti ancora oggi a mano con il ferro da calza, da gustare con un ottimo sugo di stracotto, le pietanze risentono dell'influsso gastronomico dei territori vicini. Da provare anche le lumache in umido e il tradizionale croccante nella classica forma a cestino.

Altri punti di forza sono le bellezze naturali della Val Trebbia (sapete che lo scrittore Ernest Hemingway la definì come "la più bella del mondo”? ), il fiume balneabile e le vestigia storiche dell'Alto Medioevo che richiamano migliaia di visitatori ogni anno. Bobbio è anche il paese natale del regista Marco Bellocchio, che qui ha girato nel 1965 il suo primo film, “I pugni in tasca”, e che qui da anni in estate organizza il suo Festival del Cinema.

Bobbio, foto di Enrico Mingardo

La storia di Bobbio si identifica soprattutto con quella del monaco missionario irlandese Colombano che qui è morto nel 615. Il Monastero di San Colombano, da lui fondato nel 614, fu il centro da cui si irradiò una profonda rinnovazione religiosa e culturale: nel complesso architettonico di San Colombano si distinguono la facciata della basilica, esempio di architettura di transizione tra Gotico e Rinascimento, formata da un porticato di elegante fattura, lo splendido mosaico pavimentale della cripta, il monumento sepolcrale di San Colombano, il museo (in cui si rivelano le tracce della originaria commistione tra cultura latina, irlandese e longobarda) e il celebre scriptorium che raccoglie più di settecento codici.

Simbolo di Bobbio è il famoso ponte Vecchio, detto anche Gobbo o del Diavolo, per il particolare profilo contorto e asimmetrico. Percorrere quel ponte Gobbo riporta, ancora una volta, al mistero medievale: sul suo suggestivo profilo irregolare si sprecano le leggende che vedono come contendenti San Colombano e il diavolo in persona; come quella secondo la quale Satana contattò il santo promettendogli di costruire il ponte in una notte in cambio della prima anima che lo avrebbe attraversato: il santo gli mandò un cagnolino facendo infuriare il diavolo a tal punto che con un calcio rese sghembo il ponte.

Bobbio, foto di Enrico Mingardo

Da vedere, lungo le storiche stradine acciottolate e gli antichi portici che perpetuano la magia di trovarsi in un luogo fuori dal tempo, anche piazza San Francesco, il Duomo, con la Cappella San Sebastiano in cui si ammira una originale pavimentazione in maioliche faentine rinascimentali, il santuario della Madonna dell'Aiuto fuori Porta Nuova, il monastero di San Francesco del 1230 con la facciata romanica e il suggestivo chiostro del XV secolo e il Castello Malaspina che, con la sua mole, occupa il sito dell’originario Bobium, primo insediamento urbano e religioso nella parte alta della cittadina.