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Mai più senza cappotto per sentirsi come la Deneuve

Sartoriale come quello della protagonista di "Belle de jour" o sobrio come la Violette del romanzo "Cambiare l'acqua ai fiori", il paltò torna a essere un capo irrinunciabile. Anche perché, come scriveva la costumista di Hollywood Edith Head, permette di "nascondere" per apparire più giovani e snelle
di Sofia Gnoli

"Mi ero messa un cappotto blu marine sopra un vestito rosso carminio. Il cappotto era abbottonato fino al collo. Sembravo la notte, ma sotto indossavo il giorno". Così Violette, protagonista di Cambiare l'acqua ai fiori - il bestseller di Valérie Perrin che ci ha accompagnato durante la quarantena - si presenta al suo primo appuntamento con Julien Seul.

Sobrio e dimesso come quello di Violette, o sartoriale (firmato Yves Saint Laurent), con cappello e scarpe intonate, alla maniera della perversa Sevèrine - Catherine Deneuve di Belle de jour (1967), dopo stagioni dominate da giubbotti e sgraziati piumini, il paltò è tornato.

Con un nome derivato dall'inglese paltok che designava all'origine una rozza giacca popolare indossata per lo più dai marinai, il cappotto ha avuto nel tempo molteplici interpretazioni.

Per la stagione alle porte ci sono quelli rétro di velluto liscio di Ann Demeulemeester e Anteprima o con dettagli di velluto come quello di Gucci, quelli dalle fantasie british firmati Etro e Versace e quelli vitaminici, dalle tonalità sgargianti, creati da Alberta Ferretti, Givenchy, Luisa Spagnoli, MSGM e Oscar de La Renta. Anche se i più apprezzati continuano a essere i grandi classici, a partire da quello iconico di Max Mara fino a quello di Hermès.

Dell'importanza di questo indumento era convinto anche Christian Dior che nel suo Petit dictionnaire de la mode (1954) scriveva: "Personalmente non mi piace vedere le donne in città senza cappotto". Tra gli innumerevoli pregi di questo capo, rassicurante e caldo come un abbraccio, c'è anche quello, non indifferente, di celare con disinvoltura imperfezioni, chili di troppo ed età. Come sosteneva infatti Edith Head, grande costumista di Hollywood, nel suo How to dress for success (1967), volumetto per essere perfette in ogni occasione, il segreto per apparire più giovani e snelle sta nella regola delle tre C: "Cover up, Conceal, Camouflage" (coprire, nascondere, camuffare). Cosa più di un bel cappotto riesce in questo intento?

I cappotti

Giacche e Imbottiti

Dai parka per il tempo libero alle giacche imbottite o per la sera. Soluzioni per divertirsi osando anche accostamenti inediti

Le due anime del piumino, star dell’abbigliamento antifreddo

Prada
Tecnico da montagna ma anche chic da città: la gioiosa ambiguità del capo che contende al cappotto il primato della difesa contro i rigori dell’inverno. Puntando sul suo caldo abbraccio i marchi lo hanno reso glamour, soprattutto se oversize e lungo, e molti lo hanno reinventato in chiave green, senza piume e biodegradabile. E i colori di stagione? Dal total black alle tinte sgargianti
di Silvia Luperini

Da “paria” della moda a capo glamour, il piumino, soprattutto se oversize, ha sedotto l’empireo del lusso. Da quando Vetements e Balenciaga l’hanno riproposto in passerella, e Moncler Genius ha mostrato come l’ordinario può diventare straordinario grazie alla matita dei designer più cool (da JW Anderson a Pierpaolo Piccioli e da Richard Quinn a Simone Rocha), anche le modaiole più riottose si sono lasciate tentare dal caldo abbraccio che fino a poco tempo fa sarebbe stato considerato come un’irrimediabile caduta di stile.

L'anno scorso, il capo più ricercato online è stato il piumino lungo come un cappotto di Arket, e il prossimo autunno/inverno? Se il lungo continuerà a sedurre, la maggior parte dei marchi si sono concentrati sul nero o su tinte audaci. Il total black voluminoso di Prada - che diventa blazer da stringere in vita - fa da contraltare a AX Armani Exchange, ispirato agli scenari street e agli anni Novanta, che ha puntato su un rosso intenso, un arancio “paninaro” e tinte sgargianti con logo imponente sul petto che non passano inosservati.

Le sensibilità green, sempre più diffuse, troveranno nel progetto Herno Globe piumini completamente biodegradabili che impiegano solo cinque anni per essere smaltiti, contro i cinquant'anni necessari al nylon. Per Save the Duck il lusso è qualità della vita, il che si traduce, fin dal suo esordio, in capispalla - quest’anno sono gonfi comme il fault – costituiti al 100% da materiali riciclati e non da piume .

Sempre in bilico tra le sue due anime - capo tecnico da montagna o più chic – Uniqlo lo ha reso un classico democratico diffondendo in tutto il mondo la pratica versione light, perfetta per la borsa e le emergenze.

La rinnovata popolarità del piumino non sarebbe piaciuta a Paco Rabanne che ne sottolineava l’estetica apocalittica, come se stesse per scoppiare una nuova guerra: “Le donne si vestono già come se fossero rifugiate. Indossano strati di tessuti funzionali, accumulandoli sotto giacche buone per ogni occasione”.

I piumini

Vetrina

Lungo o corto, nero o colorato: il piumino da città sposa eleganza e tecnologia antifreddo. E oggi si porta con disinvoltura anche sul tailleur

Il grande ritorno del cappotto: mille varianti per ogni tipo di donna

Salvatore Ferragamo
Sbaglia chi lo considera solo “da signora”. Certo, resiste il classico cammello, ma oggi il paltò ha nuova “pelle” e nuova anima: come quello coloratissimo in tessuto tecnico, oppure con ricami floreali o, ancora, di lunghezza maxi ispirazione anni Settanta. E per rendere il look più moderno, provate a indossarlo con anfibi neri oppure stivaloni e cappello a tesa larga
di Laura Asnaghi

Sul podio della moda torna con forza e charme il cappotto. Già lo scorso inverno il paltò, per usare un termine amato dalle sarte, aveva iniziato la sua pacifica e brillante invasione nei guardaroba delle donne rubando spazio ai piumini e agli imbottiti in genere. Ma adesso si prende una bella rivincita e diventa un “must have” per affrontare, in tutta bellezza e comfort, il grande freddo 2020.

Il cappotto torna in scena munito di una “nuova pelle”, nel senso che i tessuti sono preziosi ma anche tecnologicamente avanzati e quindi caldi e idrorepellenti. Ma come sceglierli? A ognuno il suo. Da quello sartoriale di Salvatore Ferragamo a quello con ricami floreali di Valentino. Quello in versione maxi, che sfiora la caviglia, di Tod’s riecheggia quelli in versione anni Settanta da portare con microabiti o shorts. Il cappotto in stile classico, che sembra rubato al guardaroba di lui, ha molti fan a partire da Giorgio Armani e, a seguire, Fendi, Alberta Ferretti, Bottega Veneta.

A questi si aggiungono i modelli con gli elementi distintivi di Prada, Donatella Versace, Etro, Dsquared2, Msgm, Ermanno Scervino e Philosophy di Lorenzo Serafini. Per chi teme che il cappotto crei un effetto “signora”, basta dire che il suo ritorno può essere decisamente appealing e moderno. Infatti, i cappotti acquistano forza e grinta se indossati, per esempio, con anfibi neri o robusti stivali e cappelli a tesa larga. I colori? Nero, canna di fucile e tanto blue navy. Ma anche colore, per dare un tocco di ottimismo a un inverno che si annuncia carico di incognite.

Tra i cappotti superstar che reggono da sempre la scena, un posto d’onore spetta al modello 101801, l’icona di Max Mara, disegnato nel 1981 da Anne-Marie Beretta. Ne sono state vendute migliaia di copie, tutti pezzi molto amati che si tramandano di madre in figlia.

I cappotti

Vetrina

Oversize o attillato, di severo taglio maschile o con linee anni Settanta. L’importante è che la lunghezza sia sotto il ginocchio

Progetto editoriale Simona Movilia, coordinamento editoriale Fabrizio Filosa, Anna Lupini e Donatella Genta, testi Serena Tibaldi, Donatella Genta, Silvia Luperini, Laura Asnaghi, Ilaria Ciuti, Sofia Gnoli, ha collaborato Marika Gennari,
grafica e sviluppo Angel Patricio Susanna, supervisione Annalisa D'Aprile