Siamo un gruppo di medici, quasi tutti geriatri,che hanno scelto di dedicarsi alla cura delle persone anziane più fragili e malate. Per scelta lavoriamo in RSA, dove la cura dell'anziano non è solo il farmaco, ma anche l'assistenza, l'igiene, l'attenzione ai dettagli, la relazione, la valorizzazione delle abilità residue.

Lavoriamo presso la Fondazione Castellini di Melegnano, una grande e articolata residenza sanitaria che ospita 365 persone fragili. Quando è scoppiata la pandemia da Coronavirus, la Fondazione Castellini è sempre stata attenta e puntuale nel recepire e attuare le disposizioni ministeriali e regionali sulla gestione dell'emergenza, riducendo e poi bloccando gli accessi esterni alla RSA, secondo le indicazioni delle Istituzioni. E, mentre gli "esperti" in televisione continuavano a ripetere che questo virus estremamente contagioso è pericoloso soprattutto per le persone anziane polipatologiche, noi sapevamo che se fosse entrato da noi (come in qualsiasi altra RSA) sarebbe stato un disastro. E sapevamo anche che era solo questione di tempo e che, pur con tutte le cautele, quel virus così contagioso avrebbe trovato il modo di insinuarsi e dilagare. Quel che non ci spieghiamo è come sia stato possibile che nessuna Istituzione abbia riflettuto sul fatto che le RSA sono un concentrato di popolazione a rischio. Tutti si sono dimenticati di noi, salvo accorgersene adesso che, chissà come mai, molti anziani sono deceduti nelle RSA?

Dov'erano le Istituzioni quando chiedevamo tamponi che non ci venivano dati, se non col contagocce?

Dov'erano le Istituzioni quando i nostri impiegati dell'ufficio acquisti spasmodicamente cercavano di procurare per noi mascherine e dispositivi di protezione introvabili? Dov'erano quando gli ordini fatti non andavano a buon fine, perché il materiale veniva bloccato per essere destinato agli ospedali? Dov'erano quando nelle riunioni ci dovevamo preoccupare di come gestire l'emergenza qualora i dispositivi non fossero arrivati o bastati?

Dov'erano le Istituzioni quando sono scoppiati focolai nei nostri reparti e siamo stati lasciati soli a gestire la "nostra" emergenza?

Dov'erano le Istituzioni quando i nostri colleghi si sono ammalati, prestando servizio ai nostri pazienti?

Eppure la delibera della Giunta Regionale 113018 del 30 marzo 2020 emanata dalla regione Lombardia, dal titolo "Ulteriori determinazioni in ordine all'emergenza epidemiologica da COVID-19" (la stessa DGR che prevedeva l'accoglienza in alcune RSA dei pazienti COVID-positivi dimessi dagli ospedali) diceva che è "opportuno" non mandare i nostri pazienti in ospedale (eticamente discutibile), ma addirittura ci suggeriva ovvietà come quella di somministrare ossigenoterapia in caso di bassa saturazione e ci allegava anche le procedure per la sedazione terminale? Come se le procedure per la sedazione palliativa non le conoscessimo già, dal momento che, come geriatri, siamo anche palliativisti e da anni gestiamo un Hospice interno alla Fondazione.

Perché non hanno pensato di mandarci consulenti infettivologi e fornirci formazione specifica?

Perché non vengono a vedere come ci inventiamo strategie per far mangiare i nostri pazienti? Perché non vengono a vedere come vengono imboccati e stimolati? Abbiamo acquistato i gelati, un alimento completo, fresco e dolce, come aggiunta al pasto o come sostituto per chi proprio non accetta altro. Non sappiamo più come coccolarli, i nostri anziani.

E perché non vengono a vedere come stiamo noi, poveri operatori sanitari di RSA?


Dott.ssa Irene Pellicioli
Dott.ssa Giulia Maria Antonietti
Dott. Lorenzo Chiesa
Dott.ssa Chiara Nodari
Dott.ssa Benedetta Panni
Dott.ssa Serena Sarra
Dott.ssa Rosaria Torchetti
Dott.ssa Barbara Vitaloni