di Elena Dusi

1 Quanto è giusto spaventarsi per questa nuova malattia? Il nuovo coronavirus uccide 3 persone su 100 infettati. Il suo tasso di letalità è più alto dell’influenza stagionale (che causa un morto ogni mille infettati), ma molto più basso di Sars (9-10%), Mers (34%) ed Ebola (tra il 50 e il 90%). La bassa letalità è un motivo di tranquillità. Ma dobbiamo tenere conto che il nuovo coronavirus è piuttosto contagioso: ogni persona malata ne infetta altre 3,2. Nei casi gravi, provoca una polmonite che ha, nel 5% dei casi, bisogno di ricovero ospedaliero, spesso in terapia intensiva. Un’epidemia incontrollata potrebbe provocare un gran numero di malati e mettere sotto pressione il sistema sanitario.

  2 Come si distingue la malattia da coronavirus dalla normale influenza? Nei casi più leggeri, la malattia da coronavirus è indistinguibile dall’influenza. Provoca infatti tosse, naso chiuso, spossatezza, dolori, mal di testa e in alcune persone sindromi gastrointestinali. Dopo diversi giorni – ma solo nei casi più gravi – il virus scende dalle vie aeree superiori fin nei polmoni. A questo punto potrebbero mostrarsi i segni della polmonite, che è visibile ai raggi X e alla Tac. Nei casi ancora più gravi (circa il 5% del totale), compaiono le difficoltà nella respirazione, che potrebbero portare alla necessità di ricevere l’ossigeno ed essere ricoverati in terapia intensiva.

  3 Qual è la differenza  fra epidemia e pandemia? L’epidemia è un contagio confinato a una regione. La pandemia è una malattia infettiva che si espande in tutto il mondo, o in buona parte di esso. A circolare, per rispondere alla definizione di pandemia, deve essere un unico ceppo di virus. Se esistono focolai sparsi in vari paesi, ma sono isolati fra loro, si ricade nella definizione di epidemia. I termini vengono interpretati con elasticità. Per l’Oms siamo ancora in una situazione di epidemia, nonostante il coronavirus si sia diffuso in altri paesi, perché la gran parte dei malati si trova ancora in Cina.

  4 Come avviene il contagio? Il virus viene trasmesso dalle persone infette tramite le goccioline emesse durante la respirazione, parlando, tossendo o starnutendo. Le goccioline più grandi di 5 micron (in inglese droplets) possono ospitare il coronavirus e trasmetterlo fino a 1,5-2 metri dalla persona che le emette. I virus non permangono a lungo nell’aria (meno di un minuto), ma possono depositarsi sulle mani, ad esempio se ci ripariamo da uno starnuto o da un colpo di tosse, oppure sulle superfici degli oggetti. Per questo una delle principali regole di igiene è quella di lavarsi le mani.

  5 Anche gli oggetti, oltre alle persone, possono essere contagiosi? I virus hanno bisogno di contagiare un ospite per vivere e riprodursi. Al di fuori di un organismo, muoiono dopo poche ore o pochi giorni. Il tempo esatto di permanenza del nuovo coronavirus sugli oggetti non è noto. Può arrivare - si stima - a due-tre giorni, ma solo in condizioni ideali. Per i virus dell’influenza, su cui sono stati condotti molti studi, queste condizioni prevedono temperatura e umidità bassa. Anche se non muoiono completamente, i virus all’esterno dell’organismo si riducono di molto. Nel caso dei pacchi provenienti dalla Cina, che hanno viaggiato a lungo, le autorità sanitarie escludono rischi.

  6 Quanto durerà l’epidemia? Durerà parecchie settimane, probabilmente mesi. Ma non abbiamo una risposta certa. È possibile che il coronavirus di Wuhan abbia un andamento stagionale, come raffreddore e influenza. In questo caso la bella stagione dovrebbe ridurre le infezioni. È possibile che le misure di quarantena rallentino e poi blocchino i contagi e che quindi l’epidemia si esaurisca con il passare del tempo. È possibile infine che il coronavirus diventi una presenza stabile e che il nostro sistema immunitario, a poco a poco, impari a difendersi meglio di quanto non stia facendo adesso, quando è ancora naïf. Il virus dell’influenza suina, quello della pandemia del 2009, oggi è uno dei tanti virus che causano l’influenza stagionale: solo un po’ più grave degli altri.

  7 Perché occorre lavarsi spesso le mani? Perché il virus può depositarsi sulle mani, se le usiamo per coprire uno starnuto o un colpo di tosse. Con le mani contaminate possiamo poi toccare un oggetto in un luogo pubblico: l’esempio classico è la maniglia dell’autobus. Il passeggero successivo che toccherà la maniglia potrebbe contaminare anche le sue mani. Portandole al viso, il virus potrebbe penetrare nella bocca o nel naso, che sono vie di contagio. La precauzione di lavare le mani è utile sempre, anche per prevenire raffreddori o normali influenze di stagione.

  8 In questo periodo è meglio restare a casa? Viaggiare e frequentare luoghi affollati come cinema o ristoranti ci espone al contatto ravvicinato con altre persone. Quanto è alto il rischio di ammalarsi dipende da quanto è alto il rischio che le altre persone siano infette e contagiose. A questa domanda è impossibile rispondere in modo preciso. Il rischio è più alto vicino ai focolai dell’epidemia e irrisorio, pressoché nullo, dove il virus non è ancora arrivato. La cosa più ragionevole è attenersi alle direttive delle autorità sanitarie, rispettando le zone rosse e le ordinanze di chiusura dei luoghi pubblici. Certo, le misure estemporanee e contraddittorie prese da alcuni enti locali non aiutano a orientarsi.

  9 Amuchina e altri disinfettanti servono a qualcosa? Per lavarsi le mani bastano acqua e sapone, spiega il Ministero della Salute. In assenza di acqua, si possono usare i disinfettanti a base alcolica che si trovano in commercio (purché l’alcol abbia una concentrazione di almeno il 60%). Non bisogna però abusarne: contribuiscono anche loro al fenomeno della resistenza dei batteri agli antibiotici. Se il prezzo dell’Amuchina aumenta troppo, si può ricorrere all’alcol normale (etanolo) al 75%, alla varechina o comunque ai prodotti a base di cloro all’1%.

  10 Il coronavirus è nato in un mercato dove si vendevano prodotti alimentari. Vuol dire che si trasmette col cibo? No, i virus non sopravvivono fuori dagli organismi ospiti e i cibi sono equivalenti a tutti gli altri oggetti: i microrganismi vi resistono solo poche ore o pochi giorni. Il mercato di Wuhan è considerato l’origine dell’epidemia perché questo coronavirus, prima di infettare l’uomo, era diffuso negli animali che vi erano in vendita, con tutta probabilità i pipistrelli. Dai pipistrelli il virus ha contagiato un uomo, compiendo il cosiddetto salto di specie. A quel punto però il contagio è proseguito da uomo a uomo. Il contributo dell’animale è stato sporadico: ha riguardato solo il momento del salto di specie. Carni e alimenti animali di ogni tipo, ovviamente cotti, non pongono rischi.

  11 Ci sono medicinali per prevenire o curare la malattia? Non esistono farmaci o preparati per prevenire il coronavirus. L’unica strategia è evitare il contagio. Non esistono nemmeno farmaci specifici per curarlo, dopo l’infezione. Negli ospedali si usano però medicine antivirali messe a punto in passato per malattie causate da altri virus, dall’Hiv, all’influenza a Ebola. Alcuni meccanismi dell’ingresso del virus nelle cellule e della loro replicazione sono infatti comuni. L’impressione dei medici che usano questi farmaci è positiva, ma per ora è solo una sensazione. Ad aprile dovrebbero arrivare i risultati dei primi test condotti in modo scientifico in Cina..

  12 Perché alcune persone si ammalano in modo grave e altre non hanno sintomi o quasi? Non è chiaro. Probabilmente dipende dalla quantità di virus che penetra nell’organismo al momento del contagio. Sicuramente conta anche l’efficienza del sistema immunitario della persona che si infetta. I dati disponibili finora dicono che il 5% dei contagiati non ha sintomi, il 75% ha sintomi simili a quelli dell’influenza, il 15% sviluppa una polmonite visibile alla tac o ai raggi X e l’ultimo 5% viene colpito da una polmonite grave, che richiede ossigeno e ricovero in terapia intensiva..

  13 Come funziona il test per la diagnosi? I test non si comprano in farmacia, né possono essere fatti a pagamento. Solo gli ospedali hanno la facoltà di sottoporre una persona con il sospetto della malattia al test. In caso di risultato positivo (il virus è presente), il campione viene inviato all’Istituto Superiore di Sanità a Roma per un secondo test di conferma. A portarlo in genere sono i Carabinieri dei Nas. Una volta preso in consegna il campione, se ne estrae l’Rna (il genoma del virus). Il test richiede 4-5 ore, e i tecnici lavorano su turni che iniziano alle 6 del mattino e terminano alle 3 del mattino, garantendo circa 200 esami al giorno. Il risultato viene comunicato anche all’Oms.

  14 Quanto è affidabile il test? Il più usato oggi è il test “molecolare”, che rileva il genoma del virus ed è molto preciso. Si parte dal tampone prelevato direttamente dalla gola del paziente. In questo campione si cerca l’Rna del coronavirus. È un test affidabile, ma lento e costoso, che richiede macchinari avanzati. L’obiettivo ora è mettere a punto un test “sierologico”, che pur essendo indiretto, può essere assai più semplice e rapido. Questo secondo tipo di test non va a cercare il virus, ma gli anticorpi che l’organismo ha prodotto, se è entrato in contatto con lui. Permette di rilevare anche un’infezione passata.

  15 Chi non ha sintomi o è nella fase di incubazione è contagioso? È possibile che sia contagioso, anche se poco probabile. Maggiori sono i sintomi, infatti, maggiore è la quantità di virus che si ha in corpo. Non tossendo né starnutendo, le persone senza sintomi hanno inoltre scarsa capacità di diffondere il virus. Nonostante queste limitazioni, si stima che circa il 5% dei contagi dell'epidemia attuale sia stato causato da persone con sintomi assenti, molto lievi o incipienti. Nella fase che precede di poco la comparsa dei sintomi si comincia già a essere infettivi in modo significativo.

16 Chi ha fatto il vaccino contro l’influenza è più protetto? No, i virus dell’influenza sono molto diversi dal coronavirus di Wuhan. Il vaccino non è utile contro la nuova epidemia. Nelle settimane scorse alcuni medici hanno consigliato di fare il vaccino contro l’influenza solo per evitare la confusione fra i sintomi. Poiché i disturbi dell’influenza di stagione e quelli dell’infezione lieve di coronavirus sono sovrapponibili, evitando di ammalarsi di influenza si evita di insospettirsi inutilmente di fronte a qualche linea di febbre.

  17 Perché la quarantena dura 14 giorni? Perché il tempo di incubazione massimo osservato è di 12 giorni, più 2 giorni di margine di sicurezza. Dal momento del contagio alla comparsa dei primi sintomi passano in media 6 giorni (ma possono variare da 3 a 12). La durata dell’incubazione può dipendere da quanto è alta la carica di virus che ha infettato una persona e da quanto è efficiente il suo sistema immunitario. In generale, persone debilitate hanno tempi di incubazione più brevi.

  18 È vero che il coronavirus colpisce meno i bambini? I bambini possono essere contagiati, ma più raramente degli adulti e con sintomi molto più lievi. I dati cinesi ci dicono che l’1% di tutte le persone infettate ha meno di 10 anni e un altro 1% ha tra 10 e 20 anni. In molti casi la malattia si presenta senza disturbi. Il motivo non è stato compreso, ma anche i due coronavirus del passato Sars e Mers colpivano meno i bambini. Ci si chiede anche se le mamme in gravidanza possano trasmettere il virus ai bimbi nella pancia. Non c’è una risposta certa, ma sembra che non ci sia passaggio dell’infezione.

  19 Perché la mortalità è diversa fra Cina e resto del mondo? L’Oms ha calcolato che la letalità fra i malati di coronavirus è fra il 2 e il 4% nella regione di Wuhan, mentre al di fuori è dello 0,7%. Questo dipende in buona parte dalla capacità del sistema sanitario di fronteggiare una grande mole di ammalati. I casi gravi infatti hanno una polmonite che ostacola la respirazione. Devono essere trattati in terapia intensiva con il supporto dell’ossigeno. Con questo tipo di assistenza, se il paziente non aveva altre malattie importanti, la malattia da coronavirus ha ottime chance di guarigione. Ma se le strutture sanitarie sono carenti, l’insufficienza respiratoria rischia di essere fatale.

  20 Ci sono individui che rischiano di più? Chi ha altre malattie importanti, soprattutto cardiache, renali o diabete. La polmonite causata dal coronavirus, nei casi gravi, mette infatti tutto l’organismo sotto stress. La respirazione è compromessa, ai tessuti arriva meno ossigeno, cuore e polmoni reagiscono accelerando il loro ritmo. La situazione può durare diversi giorni, fino a quando il sistema immunitario non riesce a prendere il sopravvento sul virus. Gli individui fragili potrebbero non resistere a un sovraccarico prolungato dei vari organi.